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l'imPresa di un amico.

Altre imPrese
Un caro amico, Andrea, affezionato e fedele al nostro brevetto, ha compiuto un'imPresa strepitosa:
L'appennino in bicicletta, 2100Km con 34000 metri di dislivello in 15 giorni.
Leggiamo il diario di bordo ....
L’APPENNINO PEDALATO IN BICICLETTA DA ANDREA TURCATO * Dal 22.07.2012 al 06.08.2012
1^ tappa * Domenica 22.07.12 : P.so di Cadibona - Prato di Pontori * ( Pontinvrea, Colle del Giovo, Sassello, Urbe, dx P.so del Faiallo, P.so del Turchino, Campo Ligure, dx Parco di Capanne di Mercarolo, Voltaggio, Busalla, sx SS 226, sx SS 45, P.so della Scoffera, Carasco ) Km. 189 disl. 2.981 m. alla media di 25,1 km / h Da dove iniziare a raccontare di questa zingarata ? Beh, certamente in primis nel ringraziare di cuore Nicoletta per questo regalo, anche se ci vorrà ben altro che un riconoscimento di penna ! Anche se non con queste modalità, ma sicuramente già avvezza al “ nomadismo itinerante “, il suo appoggio / incoraggiamento sempre presente ed affettuoso è risultato determinante per la buona riuscita del progetto.
Il percorso “ di fantasia “ per percorrere l’intero stivale italiano, era in cantiere da un paio di stagioni, appena terminate le Alpi nel 2010, ma visto l’andamento degli allenamenti primaverili, inopinatamente interrotti in primavera per la sopraggiunta anemia e ripresi a giugno, nessuno poteva azzardare fin dove sarei potuto arrivare, io per primo. Mentalmente ci sono, ma l’ultimo allenamento infrasettimanale con l’amico Riccardo mi ha lasciato assai perplesso: sia in pianura che in salita non ho mai “ sentito la gamba “; poco male, le ferie sono alle porte, l’occasione concessa è unica e forse irripetibile ! Purtroppo Nicoletta ha lavorato fino alle h. 22.30 della sera precedente e le poche ore di sonno si faranno sentire durante l’arco della giornata: in queste occasioni però, si sorvola piacevolmente, visto l’obiettivo da raggiungere e ormai nel mirino. Per questo viaggio scegliamo l’automobile Renault Clio di Nicoletta che all’alba di questa domenica di luglio pilotiamo in Liguria al Valico di Cabibona ( Savona ), convenzionale spartiacque tra Alpi ed Appennini. Qui ci impegniamo nella ricerca del cippo di pietra che lo rappresenta e della cui esistenza avevo letto nei sacri testi ( internet ). Il trasferimento è tutto sommato tranquillo, nonostante una mia certa allergia agli imponenti e ventosi viadotti delle tratte autostradali liguri, per fortuna brevi … Dopo aver chiesto informazioni anche ad alcuni ciclisti in allenamento, il gestore di un bar ( dove consumiamo una frugale colazione ) del paesino di Cadibona poco distante dal valico geografico vero e proprio, ci indica esattamente la posizione del manufatto di pietra che in breve raggiungiamo in automobile. Il contemporaneo svolgimento di una corsa podistica e la presenza di diversi ciclisti in allenamento, ci suggeriscono prudenza ed occhi aperti e parallelamente mi fanno entrare subito in “ clima partita “; le opportune fotografie di rito prima della partenza accompagnate da qualche nostro commento scherzoso al riguardo, rendono piacevole l’inizio di questa prima tappa. La giornata è stupenda ma ventilata e dal paesino di Altare ci addentriamo nelle alture circostanti attraverso la SP 12 in direzione Nord / Est e Pontinvrea; fin da subito si nota il traffico motorizzato praticamente inesistente lungo le dolci ondulazioni collinari dell’Appennino ligure, selvaggio quanto basta e con vegetazione rigogliosa. In località della citata Pontinvrea dirigo al pedalabile Colle del Giovo, poi attraversata l’animata Sassello, si riprende a salire verso Urbe e Passo del Faiallo. La salita non è mai troppo impegnativa e tranne qualche breve passaggio attorno all’ 8 %, si attesta quasi sempre al 5 – 6 %, con tratti in cui si perde anche quota. Sulle alture del Passo del Faiallo ( 1.061 m ) ci sono distese prative attrezzate ad area pic – nic ma una vera sorpresa si rivela ai miei occhi dopo lo scollinamento, purtroppo privo di cartello stradale A.N.A.S.: una discesa mozzafiato su un crinale roccioso dall’aspetto semialpestre con panorama a tutto tondo sui colli circostanti e Genova, abbondantemente ventilato e con l’aria che profuma di vegetazione mediterranea, una vera goduria per i presenti, visto che nel frattempo mi hanno affiancato degli appassionati ciclisti locali che mi scortano fino al Passo del Turchino che si raggiunge appunto in discesa. Nicoletta purtroppo si perde involontariamente lo spettacolo naturale, con i primi approcci stradali ad un incrocio imbocca una strada diversa, anticipandomi a Campo Ligure attraverso un’altra direttrice; mi attende infatti sulla seconda salita di giornata in località Capanne di Mercarolo e da cui “ manda “ un inviato speciale ( ciclista ) ad avvisarmi che mi sta attendendo. Nel frattempo io, dopo aver amichevolmente salutato i ciclisti di Voltri ed essermi ristorato al Passo del Turchino ( 591 m ), dirigo controvento a Campo Ligure da dove ci si addentra in salita nel Parco Naturale del Mercarolo: il terzo chilometro è il più impegnativo con pendenze a due cifre, poi un po’ più facile fino al primo scollinamento. Tutte zone ancora inesplorate per me quindi, non avendo riferimenti sulla presenza di fontane, raccomando a Nicoletta di tenere in automobile sempre una buona scorta d’acqua nelle varie bottigliette, raccomandazione che sarà spesso ribadita durante tutta la spedizione. Detto fatto, al ricongiungimento mi torna utile il ristoro idrico dell’ammiraglia, mentre Nicoletta accaldata che nel frattempo ha socializzato con i presenti villeggianti turisti, è assorta in una piacevole lettura e contemplazione del paesaggio boschivo. La successiva discesa tecnica, non troppo ben asfaltata, consiglia prudenza, si attraversano anche alcuni guadi cementati con pietre affioranti anche se al momento del nostro passaggio privi d’acqua. Il noto vantaggio del velocipede in discesa, mi consente di avvantaggiarmi per il successivo raggiungimento di Busalla da cui, imboccando la SS 226 in leggera salita giungiamo in località Laccio in prossimità di Torriglia; l’itinerario originario prevede un tracciato diverso, ma un benvenuto ristoro e la brillante intuizione di Nicoletta suggerisce di pernottare dall’amico Massimo che abita nel primo entroterra ligure a Nord di Chiavari: un’ottima opportunità per vedere la sua azienda agricola in piacevole ed accogliente ospitalità nell’occasione della presenza della sua amica pasticcera Luigina. Per la convivialità c’è tempo visto che le fatiche di giornata non sono finite: scollinato il facile Passo della Scoffera ( 671 m ), ci troviamo ora sulla SS 225, che in circa 25 km pedalati in leggera discesa ci conduce a Carasco ed alle borgate ubicate sulle prospicienti alture da raggiungere con strappi all’11 – 12 %: i tizi seduti all’esterno delle case mi guardano straniti mentre sono sotto sforzo grondante di sudore, ma ormai è fatta e chiudo la tappa in salita, come nei migliori arrivi del Giro d’Italia o del Tour de France. Dopo una meritata doccia ( fredda ) e un po’ di relax nel cortile dove è stata costruita una graziosa casetta in legno adagiata sull’albero più grande presente, la serata trascorre in piacevole convivialità allietata dalle melodie cantate da Massimo in versione pizzaiolo con il suo forno a legna e che ci permette di apprezzare anche le verdure frutto della sua stessa terra. Ci corichiamo sul tardi con un vento forte che nel frattempo s’è alzato, stanchi ma soddisfatti per questa prima giornata di viaggio !
2^ tappa * Lunedì 23.07.12 : Carasco - Palanzano * ( Passo del Bocco, Bedonia, Borgo Val di Taro, P.so del Brattello, P.so della Cisa, P.so Sillara, Corniglio, P.so di Ticchiano, Monchio, Palanzano ) Km. 170 disl. 3.476 m. alla media di 22,5 km / h Nonostante le sfuriate ventose della notte, abbiamo riposato bene nella camera assegnataci, a fianco del grande lettone matrimoniale c’era pure una culla per neonato … Mentre noi prepariamo la colazione, da buon contadino, Massimo è già da un pezzo nei campi ad irrigare le colture; in seguito, salutiamo anche la simpatica Luigina, anch’essa di Mestre, per l’accogliente ospitalità riprendendo la nostra marcia. Come anzidetto, nella notte e tutt’ora un fortissimo vento la fa da padrone, come qui accade solamente poche volte l’anno e la mulattiera che ci riporta alle strade principali è cosparsa di arbusti spezzati e ramaglie in ogni dove; ad un certo punto, per liberare la sede stradale ostruita ci fermiamo addirittura a spostare un lungo arbusto di almeno 6 metri. Inizio a pedalare dalla località di Carasco, in previsione dei diversi G.p.m. di giornata , tra cui il primo è il Passo del Bocco ( 956 m ), tristemente famoso per la morte del ciclista professionista Wouter Weylandt durante l’edizione 2011 del Giro d’Italia: al transito in prossimità della stele commemorativa, dove Nicoletta si ferma, dedico un pensiero al ragazzo deceduto. Questa prima salita è regolare con pendenze costanti al 6 % e mai proibitive tuttavia sembra d’essere sul Mont Ventoux dove subii delle raffiche di vento simili a quelle di oggi ! Anche qui traffico inesistente, pedalo in completa solitudine / simbiosi con il sibilio del vento ed al passo sono perfino in difficoltà nel trovare la posizione ottimale per la foto ricordo di rito: l’albergatore a cui chiedo supporto in tal senso, a sua volta è in difficoltà nel chiudere gli abbaini dell’alloggio da lui gestito. In breve troviamo l’accordo e contemporaneamente transita Nicoletta che per la prima ed unica volta non si accorge della mia presenza; riparto di buona lena attraversando in serie qualche borgata, poi Bedonia e Borgo Val di Taro dove inizia l’ascesa di 11 km al Passo del Brattello ( 953 m ) ed intervallata da un paio di falso piani. Il Dio Elio in questa vallata mi lascia tranquillo, anche qui non c’è anima viva, sento solo il mio respiro sotto sforzo ed il cartello stradale posto in vetta è posto sotto un bel’albero di mele selvatiche che decido di non prelevare; ammetto comunque che la tentazione è stata forte … Sceso velocemente alle porte di Pontremoli per imboccare a sinistra i primi chilometri di salita del Passo del Cirone, constato purtroppo che la provinciale che vi conduce è interrotta per frana: chiedo informazioni alle persone del luogo, c’è chi sostiene che in bicicletta si può passare, chi dice il contrario, insomma certamente non si può rischiare, soprattutto nell’ottica di una corsa a tappe come questa. Come detto, Nicoletta che si era nel frattempo avvantaggiata ed aveva socializzato con un appassionato ciclista della zona, si accerta dei fatti ben prima di me e dopo contatto telefonico, decidiamo immediatamente per la variante Passo della Cisa + Passo del Silara. Imprevisti che capitano, poco male, è meglio mettersi sotto a menare di brutto … In questo momento il bel cielo limpido del mattino ha lasciato spazio alle nuvole, tuttavia il Passo della Cisa ( 1.041 m ) paesaggisticamente lo trovo abbastanza anonimo; è un valico per così dire “ di comunicazione “ ormai quasi completamente abbandonato vista la presenza della parallela autostrada. Lungo la salita, trovo un simpatico incoraggiamento del ciclista incontrato in precedenza da Nicoletta ed ora in borghese, che si complimenta per il mio tentativo di realizzare una simile traversata. Non mancano le fonti d’acqua, da segnalare una particolarmente gettonata situata lungo il falsopiano finale che conduce al Passo; dopo la fotografia di rito, mi rifugio nel tepore dell’abitacolo dell’automobile, ristorandomi opportunamente con del cioccolato, frutta ed un panino. L’imprevista deviazione di percorso ci costringe ad effettuare una salita in più rispetto all’itinerario originale previsto, stringiamo i tempi quindi auspicando di non arrivare troppo tardi alla meta individuata per il pernotto serale; a Berceto, dopo qualche incertezza in prossimità della deviazione che conduce al Passo del Silara ( 1.200 m ), ho già seminato Nicoletta leggermente attardata, che in breve comunque mi agguanta lungo i 6,5 km di salita e nella cui sommità si cimenta in una breve ripresa video con annessa fotografia “ volante “. La successiva discesa è caratterizzata da un lungo susseguirsi di strappi e strappetti in contropendenza fino alla località di Corniglio da cui si sale, con intervalli di lunghi falsipiani, al Passo di Ticchiano ( 1.154 m ) attraversando le borgate di Svizzo e Grammatica ed un micidiale chilometro finale all’ 11 – 12 %. La veloce discesa su Monchio e la leggera salita verso Palanzano ci permettono di terminare la tappa odierna nei tempi approssimativamente stimati, con buon margine per la ricerca di un alloggio; il tal senso troviamo utili indicazioni da un cordiale ristoratore di zona ed un vigile urbano con compagna, che ci indicano nel paesino di Lugagnano una possibile soluzione alle nostre esigenze: così è infatti, dopo esserci sistemati nella camera doppia assegnataci, ceniamo a base di specialità parmensi nello stessa trattoria del giovane gestore Mirco.
3^ tappa * Martedì 24.07.212 : Palanzano - Panicagliora * ( Vaestano, P.so di Pratizzano, Collagna, Vaglie, P.so Pradarena, Sillano, S. Romano di Garfagnana, S. Pellegrino in Alpe, P.so delle Radici, dx SS 324, Pievepelago, Abetone, Prunetta ) Km. 172 disl. 4.520 m. alla media di 20,3 km / h Dopo aver liquidato le dovute spettanze ai gestori proprietari dell’alloggio, un po’ freddini per la verità, ripartiamo dall’arrivo tappa di ieri,incrociando nuovamente gli stessi ragazzi emiliani con il vigile urbano questa volta in uniforme di servizio. Dopo i primissimi chilometri con qualche strappetto di troppo ( non ho mai amato troppo le partenze in salita … ), fatico a trovare la direzione giusta che mi conduce nella provincia di Reggio Emilia, ma mi fornisce utili informazioni in tal senso un giovanotto intento nel spaccare la legna ! Una discesa con un paio di brevi tratti sterrati mi conduce al fiume Enza, spartiacque tra le province di Parma e Reggio Emilia; da qui in avanti solamente salita con il temuto Passo di Pratizzano ( 1.210 m ): i timori si rivelano fondati, soprattutto per quanto riguarda la seconda parte di salita, giustificati anche da una gamba ancora “ precaria “. Di Nicoletta non c’è traccia, si è giustamente organizzata con i suoi tempi e la ritroverò ad attendermi sul terrificante San Pellegrino in Alpe; dopo Collagna, scollino anche a Vaglie nella più completa solitudine immerso nei silenzi della natura, per poi immettermi proprio nel punto più impegnativo, a Sud di Ligonchio, sulla strada che conduce al Passo di Pradarena ( 1.579 m ). Un micidiale drittone di circa due chilometri in perfetto stile Capanna Bill ( Passo Fedaia ), intervallato da un paio di tornanti, in cui metto nel mirino due ciclisti provenienti da Correggio; in prossimità del centro abitato di Ospitaletto ( 13 - 14 % ) li supero alla siderale velocità di 9 km / h, esortandoli a non mollare poiché credo che tra un po’ la pendenza diminuirà. Progressivamente infatti così è, raggiungo la vetta in compagnia di un solitario motociclista valtellinese, anche lui impegnato in una sorta di Giro d’Italia on the road; scambiate quattro chiacchiere e salutati amichevolmente i due ciclisti, marito e moglie, nel frattempo giunti in vetta. Dirigo verso la Garfagnana godendomi pienamente la discesa con ampia sede stradale i cui guard rail, in prossimità delle curve, sono protetti da balle di paglia rivestite di tessuto bianco/ rosso / verde in vista di un prossimo evento sportivo. Arrivo prima a Sillano, quindi a Piazza al Serchio; in questo frangente comincio a udire un leggero scattino al roteare della pedivella sinistra, forse provocato o favorito da un ritardato e brusco cambio di rapporto. Lungo il fondovalle si riprende decisamente a pedalare fino a Castelnuovo Garfagnana: un ideale terreno preparatorio, in tutti i sensi, per il conosciuto ma da me mai pedalato San Pellegrino in Alpe ( 1.600 m ) in cui battagliarono i ciclisti professionisti in passate edizioni del Giro d’Italia. Già dall’abitato di Campori, capisco di non essere in gran giornata, potrei aver pagato lo sforzo profuso per salire al Passo di Pradarena, ed il pensiero nel frattempo è già rivolto ai tre micidiali chilometri finali al 14,6 % medio, con punte al 18 %, roba per camosci ! A conferma di ciò, Nicoletta mi invia un sms, spaventata dal dover mettere la prima marcia e dall’aver sorpassato un ciclista arresosi alle arcigne pendenze. Scandisco mentalmente i chilometri in un ideale conto alla rovescia e nel tratto più impegnativo, esposto sul crinale ventoso, tiro fuori l’orgoglio dei giorni migliori, producendo energia da ogni angolo del corpo. La vista della Renault Clio nera, al cui interno Nicoletta si è appisolata, mi stimola a dovere per gli ultimi rettilinei 500 m leggermente più agevoli; una meritata pausa idrica e non solo, ci concediamo in condivisione poco sotto lo scollinamento geografico, in località Passo delle Radici dove ritrovo pure l’amico viaggiatore motociclista della Valtellina incontrato precedentemente e dove sostano anche alcuni camperisti. Le ultime due asperità di giornata sono rispettivamente l’Abetone, affrontato da Pievepelago, paesaggisticamente insignificante località sciistico – turistica e, dopo esser sceso in località La Lima, la dolce ascesa al paesino di Prunetta sui colli del pistoiese, dove decidiamo di pernottare in un grazioso alloggio su contesto rurale in località Panicagliora; sul finale di tappa esce pure il sole, che ci aveva abbandonato ben presto al mattino per lasciar spazio a grigi nuvoloni comunque mai minacciosi. Senz’altro da segnalare l’elegante camera con bagno interno, perché non trattarci bene ? Inoltre, facendo leva sulle personali spiccate qualità per i rapporti umani, ben presto Nicoletta socializza con i discreti proprietari della struttura e di alcuni terreni nella zona; gli stessi utilmente ci indirizzano per la cena in un locale fidato, confermato nei fatti dall’ottima cucina casalinga a base di antipasti misti locali, ravioli giganti di pasta fresca casereccia, annaffiati con vino di qualità !
4^ tappa * Mercoledì 25.07.12 : Panicagliora - S. Quirico d’Orcia * ( Marliana, Monsummano Terme, Lamporecchio, Vinci, dx Arno, Limite, Montelupo f.no, Ginestra, S. Casciano, Mercatale, Greve in C., sx bivio Radda in Chianti, Arbia, strada delle crete, Asciano, S. Giovanni d’Asso ) Km. 195 disl. 1.808 m. alla media di 26,8 km / h Oggi si parte in discesa, che bello ! Tuttavia, visto il sospetto poi rivelatosi fondato circa il problema meccanico alla pedivella, al primo incrocio con alcuni colleghi ciclisti mi affretto nel chiedere informazioni su un possibile aiuto meccanico. Utili indicazioni mi vengono fornite da un probabile socio del Dopolavoro Ferroviario di Pistoia, poi in località Marliana e fino a Montecatini diversi drappelli di appassionati ciclisti in allenamento fanno da cornice ad un paesaggio collinare con coltivazione di olive. Come detto, a Monsummano un cordiale meccanico mi fornisce l’assistenza necessaria, stringendomi il movimento centrale con apposita chiave dinamometrica; in breve riparto pedalando tranquillamente fra le colline di Lamporecchio e Vinci da dove mi fa compagnia un simpatico signore di Tavernuzze che mi “ scorta “ per circa quaranta chilometri attraversando, con tratti di amichevole chiacchierata, i centri abitati di Empoli, Montelupo Fiorentino, Ginestra e Cerbaia. Scopro che oltre a pedalare, è un appassionato escursionista di montagna e conosce a menadito i percorsi e le ferrate delle Dolomiti, in passato e tutt’ora frequentate; a Cerbaia ci salutiamo ed io dirigo per gli assolati impegnativi, ma brevi strappi che portano a San Casciano, Mercatale, Quattro strade e Greve in Chianti dove opto per una pausa ristoratrice e idrica, in compagnia di due coppie di ciclo viaggiatori con bagaglio attrezzato. Ma la Direttrice Sportiva che fine ha fatto ? Pur ritardando la partenza mattutina per un piacevole intrattenimento con la padrona di casa e nonostante qualche incertezza in prossimità di Montelupo Fiorentino circa la strada da seguire, Nicoletta ha leggermente deviato itinerario accordandosi per un incontro con l’amico Roberto in quel di Montespertoli, poco distante dal nostro percorso; pure in questa occasione di viaggio, abbiamo portato al seguito il nostro “ campionario “ di prodotti e Nicoletta, in previsione della calura che ci accompagnerà nei quindici giorni successivi, ritiene opportuno consegnare a Roberto per una custodia accurata alcune marmellate ritenute troppo a rischio deperimento. Stiamo marciando in direzione Sud e già qui in Toscana la calura estiva comincia a farsi sentire con tutta la sua aggressività; nell’attraversamento del Chianti, trovo ristoro in altre benvenute fonti d’acqua fresca, scambiando occasionalmente qualche chiacchiera con dei “ compagni di strada “; scavalco la superstrada Siena / Perugia e dalla località di Arbia inizia la SS 438 lauretana delle crete senesi che in diciotto chilometri conduce ad Asciano; un lungo saliscendi sul crinale senza soluzione di continuità, strappi impegnativi seguiti da ripide ma scenografiche discese circondati da colture rade con panorama a tutto tondo ! Nemmeno ad Asciano trovo Nicoletta, che nel frattempo si era avvantaggiata percorrendo la superstrada ed in realtà non ci siamo trovati solamente per pochi minuti, quindi proseguo tranquillamente sempre tra le dolci ondulazioni collinari verso San Giovanni d’Asso, Torrenieri e la statale principale che in leggera salita conduce a S. Quirico d’Orcia, dove improvvisamente il cielo si annuvola ed inizia a piovere. All’ingresso del paese, il ricongiungimento con Nicoletta, preoccupata del non trovarci più per l’intera giornata; la tappa è stata lunga, propongo di contattare una vicina azienda WWOOF per sondare la disponibilità di un pernotto con prima colazione, nonostante la descrizione dell’azienda suscitasse a Nicoletta qualche perplessità. Su precise indicazioni stradali forniteci dalla cortese accoglienza, in breve raggiungiamo la multietnica Azienda Agricola “ Il Casale “. Ci viene assegnata una graziosa ed ampia camera etnico / vintage con testimonianze di precedenti soggiorni, vetrata frontale che concilia un panorama a 360 ° sulle colline circostanti dominate dall’imponente sagoma del Monte Amiata; la saporita cena con elaborate pietanze a base di produzioni locali nell’altrettanto valida location terrazzata, è preceduta da un breve spuntino a base di frutta. La giornata è stata anche caratterizzata da un piccolo incidente nel quale sono stati danneggiati gli specchietti retrovisori dell’automobile di Nicoletta ed un’altra vettura guidata incautamente a centro strada da una ragazza che poi afferma di non essere nuova a questi incidenti.
5^ tappa * Giovedì 26.07.12 : km.33 SS 146 - S. Martino in Trignano ( Spoleto ) * ( Montepulciano, Chianciano, Chiusi, Città della Pieve, Valico del Nibbio, SS 71, sx SS 79 bis, Passaggio Torrone, Todi, Bastardo ) Km. 171 disl. 2.499 m. alla media di 24,6 km / h Contattata già ieri sera Cinzia, conoscente di Nicoletta che gestisce un’azienda WWOOFER, per sondare la sua disponibilità ad ospitarci presso la sua struttura nelle vicinanze di Spoleto, riceviamo conferma positiva in tal senso anche se purtroppo lei non sarà presente perché fuori città in questi giorni. Dopo una genuina e corposa colazione a base di succo di frutta, pane ed un bis di marmellate, tutto rigorosamente autoprodotto dai simpatici gestori di origine svizzera, ripartiamo carichi per un’altra giornata iniziata sotto i migliori auspici. Inizio a pedalare dal km. 33 della SS 146, tra Pienza e Montepulciano, Nicoletta sorridente nei primi chilometri collinari mi affianca praticando una sorta di elastico in base al traffico del momento, poi decide di avvantaggiarsi per gestire meglio la sua giornata; questo tratto l’avevo già percorso in un’altra occasione l’anno scorso, pedalo quindi cercando un’ottimale riscaldamento muscolare per i tratti ancora sconosciuti: anche se i centri abitati attraversati sono discretamente urbanizzati, il traffico tutto sommato non crea mai grossi disagi ed attraversato in serie Montepulciano, Chianciano, Chiusi, dirigo sulla SS 71 per Città della Pieve che raggiungo in leggera salita e con l’occhio sempre vigile per possibili avvistamenti di fontane; di qui si scende fino alla pianura sottostante per poi riprendere a salire per qualche chilometro dove scollino al Valico di Monte Nibbio ( 537 m ) con Nicoletta appostata all’ombra in colloquio telefonico. Protagonisti assoluti di questi momenti sono il silenzio, il caldo sole estivo e la visione del territorio circostante, tanto più che dopo la lunga discesa su fondo abbastanza sconnesso che ci conduce alle porte di Orvieto, imbocchiamo l’ancora più solitaria SS 79 bis in direzione Est e Todi; apprendiamo tuttavia che la SS 418 tra Acquasparta e Spoleto nei giorni scorsi era vietata al transito a causa di vasti e pericolosi incendi che hanno compromesso anche le radici degli alberi creando rischio frane: probabilmente lo sarà ancora e comunque in un caso del genere non possiamo permetterci di rischiare di trovare strada chiusa, soprattutto se si è in bicicletta. Dopo aver cercato inutilmente ulteriori notizie certe in tal senso girovagando per il centro storico di Todi e qualche scazzo di troppo con Nicoletta dovuto anche al mio nervosismo crescente, dal centro storico di Todi ripartiamo in ripidissima ( circa 15 % ) e rettilinea discesa di circa 3 km, percorsa in salita in una recente edizione del Giro d’Italia. L’imprevista variante prevede di aggirare il promontorio attraversando i centri abitati di Duesanti, Pretoro, Bastardo e Mercatello. In giro non c’è anima viva, fila tutto liscio come l’olio anzi, in prossimità della località di Bruna, svolto a destra in direzione di Terzo la Pieve ed Uncinano superando le ultime asperità di giornata ed arrivando al paesino di San Martino in Trignano in discesa; intanto Nicoletta dopo aver perso l’orientamento nei paraggi del centro urbano di Spoleto, prontamente torna sui suoi passi raggiungendomi dai genitori di Cinzia che ci accolgono come fossimo i loro figlioli. Tra le mura di casa, Nicoletta ed io lentamente stemperiamo i reciproci bollenti spiriti, da parte sua indotti da una sorta di gelosia nei confronti del mio interesse rivolto principalmente alla bicicletta ! Trascorriamo nella quiete assoluta le ultime ore del tardo pomeriggio, allietati anche da qualche racconto degli assai ospitali genitori di Cinzia che ci consigliano anche per una cenetta in un grazioso locale posizionato sulla collina poco distante: servizio premuroso ed ottima cucina sono gli azzeccati ingredienti per l’intima serata sotto il cielo stellato. Anche se assonnati, al rientro stendiamo i panni nel frattempo lavati in lavatrice, gentilmente concessa dalla premurosa ma assonnata mamma di Cinzia.
6^ tappa * Venerdì 27.07.12 : S. Martino in Trignano - Marcellina * ( Spoleto, Forca di Cerro, S. Anatolia di Narco, Monteleone di Spoleto, Leonessa, Sella di Leonessa, Terminillo, Rieti, SS 4 fino al km. 24, sx per Acquaviva, Moricone ) Km. 170 disl. 3.142 m. alla media di 23,5 km / h Ci alziamo di buon ora, come sempre svegliati dalla voce militaresca del mio telefonino cellulare, per una colazione a base di produzioni casalinghe, in primis la sempre gradita abbinata di marmellata casalinga more / pesche. Dovendo oggi superare parecchio dislivello, riesco a partire di buon’ora, come raramente è successo durante l’intero viaggio; dopo aver attraversato una Spoleto assolata e brulicante di presenze umane, la prima asperità di giornata è costituita dalla Forca di Cerro ( 734 m ), pedalabile ascesa di poco più di 9 km al 4,2 % medio dall’ottimo fondo stradale e praticamente senza traffico, con un bel panorama verso la valle di Assisi e la vecchia ferrovia spoletina. Non si incontra anima viva e pure in cima tiro dritto vista l’assenza del cartello stradale A.N.A.S. indicatore del culmine; un breve passaggio sul fondovalle sottostante e l’attraversamento del paesino di Sant’Anatolia di Narco, fa da preambolo alla successiva ben più tosta salita di 13 km, soprattutto nel tratto iniziale e nel tratto finale. In fondo alla discesa, in località Monteleone di Spoleto, mi ristoro opportunamente con la fresca acqua di una delle numerose fonti incontrate; contemporaneamente, mi raggiunge Nicoletta che come spesso accade, si è organizzata ritardando la partenza al mattino, soprattutto negli occasionali pernotti in location rurali, dove si percepisce l’arricchimento a livello umano: speriamo in futuro di poter ricambiare in quel di Venezia l’ospitalità offerta, nei confronti di Cinzia e / o dei suoi amabili genitori ! In questa occasione infatti, apprezza particolarmente la coltivazione di erbe aromatiche riscaldate da un letto di letame all’interno di una serra. Torniamo a noi, che nel frattempo siamo ripartiti appaiati per qualche chilometro rettilineo dove Nicoletta si sbizzarrisce con i suoi allegri incoraggiamenti, non privi di qualche simpatica, ma stimolante presa in giro nei miei confronti; siamo entrati in Lazio ed ora in località Leonessa m’attende l’ascesa all’omonimo valico / sella, versante Nord. Più che Sella, direi salita vera: i numeri parlano infatti di 17 km con il naso rivolto all’insù, con 743 m di dislivello concentrati negli ultimi dieci chilometri; mi ritengo anche fortunato visto che salendo dal versante Nord, la ferocia della canicola è smorzata dalla folta vegetazione ad alto fusto e dove non mancano ampie zone adibite ad area pic–nic. Man mano che mi avvicino alla vetta, il paesaggio circostante diventa via via più alpestre, con la vista che spazia a tutto tondo sul territorio e le vette circostanti; in prossimità di Sella Leonessa ( 1.901 m ), oltre che Nicoletta appostata in automobile contraccambio il saluto ad un simpatico pastore della zona, con gregge di pecore posizionato in ordine sparso su tutta la sede stradale, che bello, si assapora nuovamente l’aria di montagna vera. Sbattuti da un vento discretamente aggressivo, acrobaticamente riusciamo a scattare qualche fotografia; il versante Sud della successiva discesa su Rieti è completamente avvolto nella torbida foschia ad elevato tasso d’umidità simile a quelle peggiori delle nostre pianure settentrionali. Nonostante la velocissima e filante picchiata sul piazzale del Terminillo prima e su Rieti poi, un vero e proprio forno crematorio mi accoglie alle porte della città laziale: perdo subito il bivio buono per l’imbocco della SS 4 “ Salaria “ imboccando invece erroneamente quella che risale verso Ascoli Piceno. Durante una concitata conversazione con un biker a torso nudo che mi fornisce utili indicazioni per ritornare sui miei passi, attraversare il centro ed immettermi sul corretto tracciato in direzione Sud, evitando opportunamente la lunga galleria recentemente costruita, non mi accorgo che Nicoletta mi sorpassa suonando il clacson. Un ampio stradone a scorrimento veloce con due corsie per senso di marcia, limite di velocità massima 70 km / h con annesso divieto di sorpasso, ci riporta alle tristi e spesso maleducate abitudini automobilistiche, dove tutti sembrano aver fretta sfrecciando a destra e sinistra, saltuariamente rallentati da qualche postazione autovelox o da qualche benvenuta appostata pattuglia volante della polizia stradale. Valuterei questi 25 km come i più brutti dell’intero giro della penisola, ma in qualità di minuscolo ciclonauta, anche se pedalo prevalentemente in discesa con qualche strappo in contropendenza, auspico una veloce percorrenza di questo tratto stradale visto che non è neppure appagante dal punto di vista paesaggistico. In località Osteria Nuova, felicemente rientro tra le amate colline, anche se circondato a bordo strada da sempre più immondizie di ogni tipo, frutto dell’incuria dell’essere umano; Nicoletta intanto, provata dal gran caldo, mi attende a Marcellina, località che raggiungo concedendomi un’immersione in fontana ed attraversando nell’ordine Acquaviva, Moricone e Palombara Sabina. Come spesso accade ma particolarmente in questa occasione, non c’è troppa voglia di gironzolare a lungo nella ricerca dell’alloggio, perciò la prima opportunità è quella buona: oggi niente ruralità, ma un’umile pensioncina in centro urbano, gestita da un simpatico ragazzotto ovviamente con parlata dal marcato accento laziale; dopo le rigeneranti docce ed esserci dissetati anche con qualche frutto di stagione, consumiamo in loco anche la cena a base di un primo tipico, una frittura di pesce ( scarsetta per la verità ) ed un paio di contorni, tutto annaffiato con del bianco frizzante fresco ed acqua in abbondanza. Attirati dalle sonorità del piccolo centro cittadino, ci concediamo un po’ di relax con una passeggiatina digestiva: non resistiamo a lungo per cui, soprafatti dalla stanchezza, ben presto rientriamo a coricarci nell’accogliente lettone.
7^ tappa * Sabato 28.07.12 : Marcellina - Venafro * ( Vicovaro, Subiaco, Altipiani di Arcinazzo, Alatri, Frosinone, Ceprano, SS 6, Cassino, P.so Annunziata Lunga ) Km. 184 disl. 2.011 m. alla media di 26,3 km / h Una bella dormita ci ha temprato a dovere, tant’è che Nicoletta di buona mattino mi anticipa al vicino panificio per l’acquisto giornaliero di viveri di sostentamento, socializzando con la famiglia titolare nel raccontare del tentativo di riuscita del nostro itinerario lungo la penisola italiana ed altre esperienze vissute. Il giovane figlio del panettiere si dimostra particolarmente sorpreso della nostra distanza percorsa giornalmente e si ripromette di venirci a trovare assieme alla sorella, innamorata di Venezia ! Oggi la colazione è scarna, dopo aver già raddoppiato le porzioni, addirittura l’integriamo con nostri prodotti … Tra una cosa e l’altra, sono in marcia alle h. 09.17, rigorosamente in salita, per fortuna facile, vista la mia allergia alle partenze con la volantina piccola; sul culmine, al paese di San Polo dei Cavalieri e complice una recente asfaltatura che lascia degli strascichi sui copertoncini della bicicletta, sono già sotto la fontana, l’acqua è troppo fresca per essere trascurata ! Ci troviamo a Sud del Parco Naturale dei Monti Lucretili, che aggiriamo verso Sud / Est in direzione Vicovaro e quindi per la SS 412 l’affollata Subiaco; in questa fase incrocio diversi cicloamatori anche in senso opposto, cosa avvenuta solamente in Toscana alla terza tappa, beffandomi allegramente delle automobili incolonnate per rispettare gli spazi antistanti la chiesa dove si celebrerà un matrimonio ! Il fato vuole che in prossimità di una fontana, un inopinato salto di catena mi costringa ad una pausa forzata, approfittando per alimentarmi in vista della salita ormai alle porte; nulla di che, s’intende, pendenze sempre dolci che conducono agli Altipiani di Arcinazzo ( 843 m ) a Sud del Parco Naturale dei Monti Simbruini, località con presenza di cavalli al pascolo e di villeggiatura / ricreativa tipo in nostro Cansiglio. Si scollina ai 931 m del Passo della Sella dove ritrovo la spensierata Nicoletta; la semino di brutto in discesa, tralasciando le diverse fontane presenti a Garbino, raggiungendo velocemente Alatri ed attraversando Frosinone per l’imbocco della SS Casilina bis dopo mirato suggerimento di un passante. Nel frattempo l’acqua di entrambe le borracce è ai minimi termini e la torcida m’ha seccato la bocca con salivazione pressoché azzerata: di Nicoletta non c’è traccia, decido per un’immersione del capo in una vasca / fontana situata all’inizio del centro abitato di Ceprano, nello stesso momento in cui mi accorgo che un sms di Nicoletta m’avvisa che mi sta attendendo poco più avanti in prossimità del bar Pit Stop, per l’occasione una location veramente appropriata. Anche qui lei trova da socializzare con due ragazze di Sora venditrici di prodotti da forno, acquistandone qualcuno; nel raccomandarmi nuovamente con sentimento circa il fare attenzione in caso di eventuali approcci di molestatori, ripartiamo verso Cassino, sempre sulla SS Casilina bis, percorrendo la campagna ricca di spazzatura in un clima torrido, quasi completamente incolta ed abbandonata all’incuria generale, rotoballe bruciate dall’arsura, oleandri ed i primi fichi d’india e bouganville. Si notano altresì diversi edifici iniziati e mai completati, chi sa mai se lo saranno, con solamente la struttura muraria perimetrale e poche altre aggiunte costruite, come se la costruzione fosse appena iniziata o bruscamente interrotta in corso d’opera. In cuor mio comunque, visto il margine orario sull’ipotetica tabella di marcia giornaliera, auspico di arrivare fino in Molise, valicando anche la facile salita di Passo Annunziata Lunga, situato proprio nel confine Campano / Molisano. Così è infatti, menando di buona lena fino ai 455 m del piccolo colle e fiondandomi in discesa su asfalto sconnesso tra le pecore al pascolo, raggiungo la gelateria di Venafro ( Roxy bar ) puntuale all’orario stabilito; qualche sano esercizio di allungamento muscolare precede di poco un meritato integratore salino ed un gelatone condiviso con Nicoletta. Ci troviamo casualmente in questa rinomata gelateria, al cui titolare sono stati assegnati importanti riconoscimenti per la qualità delle sue produzioni. Anche oggi siamo fortunati con l’alloggio, il primo tentativo va a vuoto ma al secondo centriamo il bersaglio con una camera doppia a 45,00 € e cena serale sull’attiguo locale concesso in gestione dalla proprietaria, un’accogliente loquace e giovane donna di nome Concetta dai caratteristici tratti somatici mediterranei rappresentati da occhi e capelli neri ed originaria di Campobasso, città che Nicoletta sostiene sia la più fredda d’Italia ( mah … ).
8^ tappa * Domenica 29.07.12 : Venafro - Solopaca * ( Capriati, Letino, P.so di Miralago, Sella di Perrone, Bocca di Selva, Cusano Mutri, Cerreto Sunnita, Telese terme, Solopaca ) Km. 105 disl. 1.928 m. alla media di 23,6 km / h Stamane colazione autogestita con i nostri prodotti consumati sul tavolino della camera da letto; il caldo afoso l’ha fatta da padrone per tutta la notte, con sonno disturbato a più riprese per entrambi. Durante le consuete operazioni di carico bagagli veniamo gentilmente invitati da Concetta a consumare un buon caffè in piacevole compagnia anche di una sua amica, invito che di buon grado accettiamo; oggi si va a caccia di un po’ di refrigerio, tanto per cambiare, sulle alture del Parco Regionale del Matese, tradizionale meta escursionistica estiva dei campani; Nicoletta mi raggiunge dopo pochi chilometri di regolare salita in prossimità del paesino di Letino, dove si rifornisce di scorte idriche utilizzando le ormai vuote bottigliette, quindi si avvantaggia decisamente verso il punto più alto situato in località Bocca della Selva a quota 1.352 m La presenza di cavalli allo stato brado al pascolo e la presenza di svariate aree pic–nic la fanno da padrone in questa zona montana della regione Campania, confermando tuttavia ai nostri occhi la maleducazione nel gettare a terra rifiuti di ogni tipo da parte dei gitanti. Nicoletta comunque dimostra di gradire questa zona d’Italia ed incurante dei presenti nella zona, al mio arrivo in vetta la trovo piacevolmente seduta a crogiolarsi al sole in completo relax. I primi chilometri della successiva discesa si rivelano assai veloci, ma dopo il paesino di Cusano Mutri, a causa di una deviazione stradale provocata da una frana, un paio di brevi strappi taglia gambe mi impegnano non poco costringendomi a Cerreto Sunnita ad una benvenuta sosta idrica a seguito dello sforzo profuso ! Superata Telese Terme ed il breve raccordo stradale in direzione Solopaca avviene il fattaccio: mi ritrovo improvvisamente con il piede agganciato alla pedivella sinistra che si è sganciata dal telaio della bicicletta, in pratica rimango a piedi ! Chiaramente la tappa odierna finisce qui dopo i 105 chilometri percorsi, ma foschi pensieri si addensano sulla mia mente; sono le h. 14.30 di domenica pomeriggio, un sole cocente ed i negozi sono chiusi. Assieme a Nicoletta quindi, che nel frattempo ha recuperato il naufrago, decidiamo di pernottare in loco trovando un’ottima sistemazione su consiglio di una gentile barista poco distante; in questo momento sembra d’essere nel Far West, gironzolando per il paese completamente deserto in questo primissimo caldo pomeriggio di una domenica di fine luglio. In un giorno infrasettimanale avremmo potuto sfruttare le ore rimaste per cercare di riparare il danno, ma tant’è, si dovrà attendere l’indomani: cerco tuttavia di recuperare utili informazioni riguardanti un’attrezzata officina meccanica di zona, trovando supporto proprio da Luigi, il simpatico cotitolare assieme alla solare e spontanea sorella Tonia, del B & B in cui pernottiamo. A tal proposito un elegante e di recente costruzione alloggio ci ospiterà in questa località dal nome particolare che simpaticamente ricorda a Nicoletta il nome di Itaca, nella quale avrebbe voluto fermarsi: una sorta di sua sensazione personale con pensiero premonitore da strega circa il luogo dell’avvenuto guasto meccanico, ci dà da pensare ! Accantonati momentaneamente i miei legittimi dubbi circa il prosieguo del viaggio, i loquaci e disponibili fratelli gestori della struttura, nel dimostrarsi solidali nei nostri confronti, ci indirizzano utilmente per la cena serale, pagata la bellezza di 14,00 € totali per due pizze di qualità, un litro di vino sfuso della casa ed un litro d’acqua naturale; oramai nemmeno alle sagre paesane si cena a così basso prezzo ! Leggermente storditi dal buon vino, ma cullati dalla leggerissima brezza collinare, ci abbandoniamo in un sonno profondo sperando in meglio per domani. Lunedì 30.07.12 : Riposo ( forzato ) L’inopinato imprevisto, che comunque ci può stare, mi costringe a mettermi in moto di buon mattino: mentre Nicoletta rimane giustamente a riposare e dopo una veloce colazione in solitaria, alle h. 07.45 sono già per strada alla ricerca di ciò che mi serve; il negozio tecnico in paese anche oggi è chiuso e dopo un paio di giri a vuoto, su indicazione di un cortese poliziotto di pattuglia, mi ritrovo sulle alture circostanti, in località Guardia Sanframondi. Un negozio veramente super tecnico, in cui uno dei due fratelli proprietari, Salvatore, ha corso per quattro stagioni ( 2001 / 2004 ) tra i ciclisti professionisti. Da un’accurata analisi il danno meccanico si rivela abbastanza serio: per poter tornare a pedalare o si cambia l’interra guarnitura comprensiva di volantine, oppure ci si rivolge ad un artigiano tornitore che provveda ad estrarre la parte interna lesionata, tranciare la zona coronata esterna senza danneggiare la parte in carbonio della pedivella e sostituendo successivamente il pezzo mancante. Nella sfortuna del caso, posso veramente ritenermi fortunato, perché Salvatore stesso mi indirizza da un tizio che abita poco distante, che possiede i macchinari necessari e svolge con passione questo tipo di lavorazioni con precisione certosina: lascio quindi in consegna il tutto, rimanendo ottimista. Con Nicoletta nel frattempo, dopo una breve visitina al negozio a gestione famigliare di chi ci ospita, trascorriamo qualche ora di completo relax in riva al laghetto di Telese Terme, banchettando sull’ampio telo mare all’ombra di grandi alberi, in compagnia di anatre e cigni in cerca di cibo; il trascorrere delle ore ed il non ricevere notizie dall’esperto tornitore, mi tiene sulle spine, anche se Nicoletta in tal senso mi rassicura affettuosamente. Dopo qualche peripezia ed alcuni solleciti anche da parte del gentile e disponibile Luigi, nel tardo pomeriggio la bicicletta si può considerare riparata; approfittiamo anche per dare una lavatina esterna alla sudicia automobile e per raccogliere della frutta selvatica da qualche albero. Nonostante il “ riposo forzato “, la giornata è stata discretamente intensa e foriera di incontri interessanti: l’ex ciclista professionista con la sua stretta parlata semi / dialettale, gli appassionati ciclisti presenti in quel momento nel loro negozio, la disponibilità di Luigi, il tornitore Angelo e suo figlio, direi che il quadretto è completo e non manca nulla.
9^ tappa * Martedì 31.07.12 : Solopaca - Omignano su SS 18 * ( Frasso Telesino, Monte Taburno, Montesarchio, S. Martino Valle Caudina, SS 371, Pratola Serra, SS 400, Montemarano, Montella, Valico delle Croci di Acerno, Acerno, Olevano, Battipaglia, Paestum, Prignano Cilento, Rutino ) Km. 214 disl. 3.154 m. alla media di 25,4 km / h Dopo le peripezie di ieri, animati dai migliori propositi ripartiamo fiduciosi per raggiungere la nostra meta. Dopo aver salutato calorosamente i fratelli Tonia e Luigi ed aver liquidato loro le giuste e meritate spettanze, riesco ad essere in bicicletta alle h. 08.45; si parte in leggera salita in direzione Sud / Ovest per l’ascesa al Monte Taburno all’interno dell’omonimo Parco del Taburno - Camposauro. Tutto sommato agevole questa salita di 11,1 km con un tratto di falsopiano circa a metà e con presenza in quota di belle mucche bianche al pascolo brado, anche liberamente sulla strada: il panorama è ostruito dalla vegetazione circostante, ma il sole che filtra tra gli alberi, creando un gioco di luci e ombre, ne significa il valore aggiunto. Dopo una cinquantina di chilometri ed aver attraversato alcuni centri abitati della Valle Caudina, nel momento in cui mi raggiunge Nicoletta e come ieri aveva ipotizzato Angelo, il dado fissato sulla pedivella comincia ad allentarsi: il suo prezioso dono della chiave a brugola della giusta misura mi è quindi utile per assestare una decisa stretta alla pedivella. I precedenti possibili dubbi emersi dalla lettura dell’atlante stradale circa un probabile tratto discretamente intricato, vengono presto fugati da una realtà ben diversa: in questa fase anche Nicoletta ne beneficia decisamente, attraversando agevolmente anche il veloce settore camionabile ed imboccando rapidamente la SS 400 in direzione Montemarano. Le raccomandazioni sui possibili molestatori ritornano utili oggi visto che sostando al bar centrale di Chiusano San Domenico, viene avvicinata da alcune persone del posto tra cui, in particolare, un tizio disoccupato discretamente ostile nei suoi confronti, che effettua indagini circa la sua presenza in zona provocandole un certo senso di disagio. Nel breve volgere le comunico che mi sono avvantaggiato al successivo paese, dove sono in pausa davanti ad una bella fontana con tre getti d’acqua fresca e pure lei riprende la marcia mantenendo per qualche giorno il ricordo di questa brutta esperienza; tuttavia le tempistiche non coincidono ed io pedalo sempre in tranquilla solitudine, anche di traffico, attraversando Montemarano, Montella e valicando il pedalabile Valico delle Croci di Acerno ( 840 m ). Ci ritroviamo ad Olevano dove sostiamo per un ristoro ad una fontana: in questi paesini del meridione, ma forse non solo, si ha quasi sempre la poco piacevole sensazione di essere attentamente osservati osservati … Per raggiungere Battipaglia siamo costretti ad una piccola deviazione con relativo attraversamento del centro cittadino poi, innestati sulla SS 18, un lunghissimo drittone di una ventina di chilometri assolato e purtroppo assai trafficato ci porta alle porte di Paestum; è metà pomeriggio e certamente il luogo meriterebbe una visita accurata, ma per motivi di tempo e non solo, decidiamo di proseguire verso le alture del Parco Nazionale del Cilento. Mi sento in piena forma e la gamba gira a meraviglia, spingo con piglio i pedali sulle dolci pendenze che conducono ai paesini Ogliastro Cilento, Prignano Cilento e Rutino decidendo di proseguire visto il ritardo accumulato rispetto all’ipotizzata tabella di marcia. Certamente il dislivello altimetrico odierno non è da tappone alpino, ma probabilmente ho anche beneficiato della giornata di sosta forzata, recuperando preziose energie muscolari; assai motivato e determinato, non riesco a fermarmi malgrado la necessità di trovare assieme un alloggio fosse decisamente prioritaria, finché Nicoletta mi invita vivamente a salire in automobile. In breve, come indicato da un’opportuna segnaletica stradale, ci arrampichiamo per circa tre chilometri sul pendio prospiciente, decidendo di soggiornare nell’Agriturismo con piscina e vista sulle alture circostanti. In quanto tale, l’Agriturismo gratifica i palati dei suoi ospiti con cucina a base di prodotti casalinghi artigianali locali di cui è composta la saporita cena nonché produttore di trasformati di frutta ( marmellate ) e verdura ( salsine ) tra cui ne assaporiamo la davvero squisita marmellata di agrumi ! Il regolamento interno della struttura, minuziosamente dattilo / descritto ed appeso al muro della camera da letto, tra le altre cose prevede anche il rimborso monetario dell’eventuale danno arrecato al pur delicato copriletto matrimoniale: alla lettura di ciò, onde evitare spiacevoli inconvenienti, Nicoletta mi propone subito di piegarlo ed accantonarlo in apposito spazio.
10^ tappa * Mercoledì 01.08.12 : Salento - Paola * ( Vallo Lucania, Ceraso, Mandia, Rodio, Pisciotta, S. Nicola, S. Severino, Poderia, Policastro, Sapri, Maratea, Scalea ) Km. 204 disl. 2.915 m. alla media di 25,9 km / h La location di questa notte era graziosa, peccato non aver potuto usufruire della piscina, ma se proprio dovessimo trovare un neo riguardante il soggiorno, l’individueremmo probabilmente nel primo approccio di accoglienza da parte di una delle dipendenti, un po’ distaccata; capiamo il giorno dopo che ciò dipende dalla rigidità caratteriale della titolare. Anche oggi il meteo è favorevole, non si vede una nuvola all’orizzonte e la partenza è in ripidissima discesa per ritornare alla SS 18 che abbiamo iniziato a percorrere ieri da Battipaglia e ci farà compagnia fino all’ultimo giorno di pedalata, ora più che mai vicino. Lungo la salita che conduce a Vallo Lucania, incontro un gruppetto di coccoli cagnolini, forse abbandonati al loro destino, che vagano sulla carreggiata stradale probabilmente in cerca di cibo. L’imprevisto è dietro l’angolo infatti, superato il centro abitato di Vallo Lucania, la cartellonistica stradale ci obbliga a deviare il percorso su strade alternative; naturalmente Nicoletta può percorrere velocemente la pressoché parallela superstrada mentre io dovrò affrontare fatiche supplementari attraversando i paesini di Ceraso, Mandia, S. Severino e Poderia, ricongiungendomi a lei in quel di Policastro dove mi aspetta un appetitoso panino farcito; un passante lì vicino in quel momento ci offre “ ospitalità d’acqua “ che gentilmente rifiutiamo in quanto le scorte approvvigionate sono abbondanti per i chilometri di tappa rimanenti. Ci attendono un centinaio di chilometri di strada costiera, mai completamente pianeggianti. La prima parte dove si attraversano in serie note località balneari come Sapri, Maratea, Praia a Mare e fino a Scalea è la migliore anche se il panorama è leggermente guastato da qualche nuvola, un continuo ma dolce saliscendi con tratti costieri a sbalzo sul mare davvero suggestivi che Nicoletta, un po’ intimorita, già si aspettava in base ai racconti di suo papà ! Un bel siparietto con un ambulante calabrese è la nota saliente della pausa che effettuo a Scalea: durante l’immersione del capo sotto il getto d’acqua fresca, per ritemprarmi nel fisico mi viene simpaticamente offerto del peperoncino abbinato a della cipolla rossa a cui segue una reciproca risata … Contemporaneamente Nicoletta mi ricorda che c’è ancora parecchia strada da fare e mi esorta a non cincischiare troppo incentivandomi a pedalare di brutto. In circa due ore di lunghi rettilinei affiancati alla linea ferroviaria ed al mar Tirreno, a tratti sopraelevati ma meno scenografici di prima, raggiungo la prima periferia di Paola dove sulla sinistra della carreggiata trovo immediatamente Nicoletta e cinquanta metri più avanti sulla destra un B & B: l’accogliente Antonello e la camera ci convincono subito anzi, c’è di più: distolto momentaneamente da una piacevole conversazione con altra gente nell’accogliente prato del giardino di casa, premurosamente ci indica il passaggio a cunicolo sotto la linea ferroviaria che consente l’accesso al mare. Nicoletta preferisce negarsi al mar Tirreno mentre io, nonostante la lunga tappa odierna, mi concedo qualche bracciata sciogli muscoli; in tutto un’oretta di mare sul litorale costituito da una poltiglia di minuscoli sassi, aspettando il tramonto all’orizzonte ! Come spesso avviene, non si va quasi mai alla cieca ed accogliamo di buon grado il suggerimento di Antonello, recandoci in una trattoria in riva al mare, dove pure ritroviamo altri ospiti del nostro stesso alberghetto.
11^ tappa * Giovedì 02.08.12 : Paola - Tropea * ( P.so Crocetta, Cosenza, Rogliano, Marzi, Soveria Mannelli, P.so di Acquaviva, Nicastro, Pizzo, Briatico ) Km. 191 disl. 3.210 m. alla media di 23,6 km / h Notati già ieri al nostro arrivo, gli alberi da frutta all’interno del terreno di proprietà sono colmi di ogni bontà ! Fichi e prugne la fanno da padroni e ci vengono pure offerti dal simpatico Antonello, utili per il prosieguo del viaggio: certamente non ci facciamo pregare in tal senso, attingendo quanto basta e raccogliendo le sensazioni personali che lui stesso ci confida riguardo alla mentalità generale di vita delle persone residenti in questa zona; cogliamo un certo malessere dovuto all’ostilità rivolta nei suoi confronti riguardo alla struttura esistente da lui gestita, con aspetti riguardanti la sfera politico / amministrativa. Come sempre anticipo Nicoletta alla partenza e nel giro di pochissimi chilometri pedalo in salita per scalare il panoramicissimo Passo della Crocetta ( 979 m ); nei primi dieci chilometri di regolare salita, sembra d’essere sui più famosi passi alpini quali lo Stelvio, con diversi tornanti aerei affacciati sul mare mentre ci si alza di quota, una vera goduria, tanto più che le pendenze non sono mai severe. Purtroppo la vicinanza del mare alla montagna, facilita il mescolarsi di correnti atmosferiche tali da formare facilmente foschie e nebbie, indi per cui quando la salita cambia versante, mi ritrovo avvolto in un torbida nuvolaglia, che tuttavia si dissolve in prossimità del bosco dove c’è lo scollinamento vero e proprio. Non si può dire che qui ci sia un altrettanto piacevole panorama vista la presenza di una marea di spazzatura e qualche edificio diroccato; nel complesso comunque pure Nicoletta gradisce anzi, abbiamo idee diverse su come scattare qualche fotografia. La discesa su Cosenza consiglia occhi aperti e prudenza più del solito, il fondo stradale è spesso accidentato e sconnesso con continui rattoppi e zone d’ombra; consigliato da una persona del posto molto disponibile, imbocco ben presto la direttrice che mi porta fuori dal caotico centro urbano, seguendo la SS 19 in direzione di Rogliano, Marzi e Carpanzano che raggiungo dopo aver perso quota per qualche chilometro ed aver pure rifiutato il ristoro volante offertomi da Nicoletta in una zona poco consona. Giustamente lei si organizza diversamente con una benvenuta pausa poco distante, all’ombra della fitta vegetazione, ma nel breve volgere di pochi minuti la sorpasso di nuovo sbeffeggiandola affettuosamente. Trascurate alcune fonti d’acqua ravvicinate in pochi chilometri, raggiungo Soveria Mannelli da cui poi si riprende facilmente a salire al Passo di Acquabona ( 1.050 m ), anch’esso avvolto da nuvole createsi con il contrasto di correnti caldo / umide della pianura e della montagna. La seguente discesa mi induce qualche incertezza di troppo quindi, rotti gli indugi, piombo su Lamezia Terme, tristemente famosa per il gravissimo investimento di un automobilista nei confronti degli otto ciclisti ammazzati non più tardi di un anno e mezzo fa. Un ondulato ed assolato tratto collinare di circa venticinque chilometri, anticipa il finale di tappa completamente in costa anche se, è bene ricordarlo, mai completamente pianeggiante come il litorale Jesolano; dal caldo feroce sembra che in cielo volteggino gli avvoltoi in attesa di fiondarsi a terra sulle carcasse dei morti, come nei film western, ed oggi per la prima volta dopo dodici giorni di viaggio ed undici giorni di pedalate, mi sento un po’ stordito. Pedalo al meglio possibile, ma sento che la gamba non è eccezionale, il caldo torrido probabilmente mi sta sfibrando; nel frattempo ho raggiunto Nicoletta che percorrendo una veloce strada statale, ha saltato il precedente tratto collinare. Decido per un’altra sosta all’ennesima fontana, non me ne voglia il lettore se sono troppo ripetitivo, con annesso spuntino volante, sembra però che non sia sufficiente; porto comunque a casa la pellaccia, giungendo a Tropea dopo quasi duecento chilometri veramente provanti. Un breve doppio giro del piccolo centro storico brulicante di persone, d’altronde siamo in piena stagione turistica, ed un simpatico e proficuo incontro con due turisti fidanzatini ( lei di Savigliano e lui di Lione ), favoriscono la già maturata decisione condivisa sul dove dormire stanotte: i due ragazzi ci indicano, proprio di fronte a noi, una pensione spartana e non troppo onerosa che per le nostre esigenze calza a pennello. Parlando con il titolare della stessa poi, scopriamo che lui è originario del Veneto, precisamente di Piove di Sacco: tale Gianni a posteriori, si dimostra rammaricato della scelta, condivisa con la moglie, di vivere a Tropea, quando in altri anni c’era la possibilità di scegliere diversamente, pazienza. Assai incerta e laboriosa si rivela la scelta per la cena, dovuta principalmente al mio salente disagio post – bicicletta, nel momento del rilassamento con le avvisaglie del finale di tappa che si erano manifestate. Mi dispiace solamente per Nicoletta nei cui confronti stasera, dopo le sue quotidiane otto / nove ore di automobile in solitaria, non sono troppo di compagnia; al contrario, si dimostra invece paziente e comprensiva quando, dopo un breve giro tra le affollatissime bancarelle, rincasiamo per un urgente incursione al gabinetto !
12^ tappa * Venerdì 03.08.12 : Tropea - Melito di Porto Salvo * ( Ricadi, Pauria, Jappolo, Nicotera, Rosarno, Gioia Tauro, Grimoldo, S. Eufemia, Cippo di Garibaldi, SS 183, Sella Entrata ) Km. 146 disl. 2.456 m. alla media di 23,00 km / h Il sonno è stato spesso interrotto dall’asfissiante caldo afoso; in realtà, personalmente avevo sempre sentito dire che al Sud Italia c’era un caldo più secco rispetto al caldo umido del Nord, ma in questi giorni non è così. Fin dal primo mattino percepisco di non essere al top, ma non posso mollare proprio in vista del traguardo, verosimilmente si tratta dell’ultima tappa prima della gloria, si fa per dire … La colazione offertaci dal Gianni non è di quelle super, voto 6; sulle dolci pendenze che conducono alle prime alture attraversando i paesini di Ricadi e Pauria, fatico a prendere il passo, ma anche incitato e stimolato da Nicoletta, cerco di non farci troppo caso per tenere alto il morale. Incrocio due ciclo viaggiatori svizzeri con bagaglio agganciato, con rigorosa tenuta rossocrociata dei colori nazionali, in contemplazione del stupendo paesaggio a sbalzo sul mare prospiciente Capo Vaticano poi, attraversata Nicotera, rientro sulla solita SS 18 abbandonata un paio di giorni prima. Per la verità ora, sto transitando in un altro tratto bruttino, con Rosarno, Gioia Tauro e Palmi squassate da un caos terrificante con la presenza pure dell’inquietante carcere a bordo strada; sento la necessità di fermarmi a Palmi, dopo nemmeno sessanta chilometri percorsi, ma la scelta è quanto mai opportuna. Il cibo ed il refrigerio dell’acqua fresca mi rinvigoriscono per il successivo tratto di avvicinamento all’ascesa finale all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte ed in effetti sulle successive rampe avverto sensazioni migliori. Un simpatico e cortese motociclista in sosta ad un equivoco svincolo stradale in fase di realizzazione, mi indica l’esatta direzione da seguire per iniziare a salire a Sant’Eufemia; su indicazione del Tom Tom, Nicoletta sceglie un’altra strada ed all’altezza di una curva in salita, si ferma circa un ora presso una grande fontana. Le sembra d’essere in una piazza di paese: un brulicare di persone affaccendate nell’approvvigionamento d’acqua scambiano qualche chiacchiera e dove non manca il Don Giovanni di turno che si propone in cortese disponibilità d’aiuto, ovviamente non richiesto. I buoni propositi di Nicoletta per l’acquisto delle rinomate cipolle rosse di Tropea, vengono continuamente procrastinati in attesa di qualche interessante vendita diretta da parte di un’Azienda Agricola locale, che purtroppo non avverrà mai. Una precedente deviazione stradale rispetto a quella descritta, mi consente d’avvantaggiarmi per la predetta salita, addirittura nei primi chilometri mi concedo una pausa per contattare telefonicamente Nicoletta che attardatasi alla fontana, mi agguanta in prossimità delle alture di questo Altopiano, discretamente agreste; definirei questo versante Nord dell’Aspromonte un lungo tavolato con presenza di svariati terreni coltivati anche da giovani contadini, con grande stupore anche di Nicoletta che promuove questo luogo come uno dei più interessanti. Il culmine della salita è posto ai 1.400 m di Sella Entrata e la larga sede stradale per accedervi è sovente ombreggiata da vegetazione ad alto fusto; tralasciamo volutamente sulla sinistra la testimonianza storica, con accesso su fondo sterrato, del passaggio di Garibaldi da queste parti. Qualche ambulante a bordo strada ed alcuni sparuti turisti festanti in località Gambarie sono spettatori disinteressati del nostro transito, durante il quale scattiamo qualche fotografia ed effettuiamo alcune brevi riprese video; giungo in vetta, dopo aver pedalato qualche brevissimo tratto di discesa, quasi contemporaneamente a Nicoletta che si manifesta radiosa ed assetata ! Per questo ultimo G.p.m. di questa lunga traversata dello stivale italiano, condividiamo uno spuntino a base di albicocche, fichi e qualche prugna ancora non troppo matura colta ieri dagli alberi da frutta di Antonello; ci attende ancora un’oretta e mezza di strada per arrivare a Melito di Porto Salvo, estremo Sud della penisola italiana. Il fondo stradale della discesa, soprattutto nella prima parte, è abbastanza mal messo con alcuni guadi da attraversare in curva, che si raggiunge ad elevata velocità con parecchi detriti rocciosi sparsi a terra; interessante l’incontro con una mucca in siesta sulle mia stessa corsia di marcia, chissà se è ammalata o sta semplicemente riposando ! Contrariamente a quanto visto fin’ora, il versante Sud dell’Aspromonte è completamente bruciato dall’arsura e forse non solo, con vegetazione praticamente inesistente e traffico automobilistico anche; man mano che procedo lungo la tecnica discesa e qualche tratto in contropendenza, sento di non avere il vigore dei giorni migliori ed anticipo di pochi minuti Nicoletta alla stazione ferroviaria di Melito di Porto Salvo; la gioia per essere riuscito nel mio progetto al primo tentativo mi rende felice e riconoscente nei confronti di chi mi ha concesso quest’irripetibile opportunità ! Le fotografie di rito scattate nel famigliare ambiente ferroviario, concludono degnamente la lunga parentesi ciclistica della vacanza. E’ solamente metà pomeriggio e dopo aver opportunamente risistemato i bagagli in automobile, ripartiamo in direzione Ovest / Nord per raggiungere Scilla in cui abbiamo deciso di soggiornare stasera. Il breve tragitto di un’oretta sulla costa sud occidentale della Calabria, ci offre magnifici scorci sul mare e sulla Sicilia che ci sembra di toccare con mano ! Come avvenuto in altre recenti occasioni, centriamo l’obiettivo al primo tentativo in entrata del paese, presso la signora Marianna dove, come recita l’insegna posta all’esterno, l’ospitalità è di casa. Graziosa la cameretta situata nella stessa struttura dei proprietari da dove, a pochi passi, si scorge una magnifica vista a mo di balcone sul blu mare Tirreno e la balza di Scilla. Ci viene riferito che in occasione delle migliori giornate estive prive d’umidità, al tramontar del sole le prospicienti acque riflettono l’immagine della Sicilia ed all’orizzonte si scorge nitidamente il promontorio di Tropea; noi ci accontentiamo del panorama odierno, davvero niente male, di qualche chiacchiera con due persone milanesi alla ricerca, in quel di Reggio Calabria, del miglio di litorale più bello d’Italia come definito dal D’Annunzio e dello scambio di qualche seme di ortaggio con la signora Marianna che ci ospita e gentilmente ci consiglia per la cena serale. Come Nicoletta, anche lei infatti è appassionata d’agricoltura e visto che domani mattina s’alzerà all’alba per curare le sue colture e probabilmente non potremo salutarci, richiede il pagamento anticipato; il locale indicatoci per la cena si trova dall’altra parte del litorale del piccolo paese e lo raggiungiamo discendendo una lunga scalinata di circa quattrocento gradini che al ritorno, dopo le fatiche di giornata, si faranno sentire.
Sabato 04.08.12 : trasferimento da Scilla ( Calabria ) a Pineto ( Abruzzo ) Oggi non si pedala ed al mattino ce la prendiamo decisamente comoda, riproponendo la colazione autogestita in camera da letto come qualche giorno fa: succhi di frutta e marmellata doc per i nostri palati non troppo affamati per la verità, vista la sostanziosa cena di ieri sera. Il viaggio di ritorno a Mestre è assai lungo e va certamente spezzato in due o più tappe intermedie, tanto più che ci mettiamo in moto attorno alle h. 10.30; ripartiamo da Scilla in direzione Nord, intrecciando parzialmente il percorso di andata affrontato un paio di giorni fa in bicicletta; malgrado le mie preventive preoccupazioni, anche la famigerata Salerno / Reggio Calabria non crea particolari problemi di traffico, solamente un paio di rallentamenti in prossimità di alcuni restringimenti di carreggiata e nulla più. Dalle parti di Lauria in Basilicata, fagocitiamo un frugale pranzo volante al sacco in un’apposita area di sosta; in quest’occasione, incominciamo ad entrare in contatto nuovamente con le più frequenti realtà quotidiane costituite da schiamazzi ed improbabili insofferenze di alcune persone lì presenti. Siamo a circa un terzo dei chilometri da percorrere oggi, ma vista la mia nota continuità d’azione alla guida, tiro praticamente dritto per l’attraversamento in senso laterale della penisola, con solamente un altro paio di brevi soste carburante nelle complessive otto ore di automobile e gli ottocento chilometri per raggiungere gli amici di Pineto, che raggiungiamo attorno alle h 19.00. Su indicazione telefonica dell’amico Domenico, ovviamente Mimmo per gli amici, dirigiamo immediatamente presso due strutture dell’immediata periferia: la prima sembra chiusa e comunque in questo momento sembra disabitata mentre la seconda non ci fa una buona impressione, avvalorata dalla fredda accoglienza del personale, per cui decliniamo l’offerta. Poco male, in breve ci rifacciamo con gli interessi, localizzando un bel “ Country House “ a gestione famigliare sulle colline poco distanti; il frizzante ed accogliente gestore Alessandro ci invita pure a festeggiare la serata assieme a loro, grigliando specialità locali a base di arrosticini. I miei disagi intestinali, nel frattempo acuitisi e manifestatisi con continue incursioni al gabinetto, sconsigliano a malincuore una cucina a base di grassi, meglio star leggeri: con gli amici Marialisa e Mimmo (io) infatti, consumiamo una semplice insalatona di verdure miste presso un altro locale. Non solo: a malincuore decido anche di rinunciare all’allenamento in bicicletta organizzato da Mimmo ed alcuni amici per raggiungere il Block House, sul gruppo montuoso della Maiella; in queste condizioni per me sarebbe impossibile stare al passo, sarà per un’altra volta !
Domenica 05.08.12 : relax all’ombra della pineta di Pineto La nottata trascorsa nella bella camera da letto completa di ogni comfort, è stata disturbata da qualche disagio di troppo: un po’ d’insonnia presumibilmente indotta dalle mie viscere in subbuglio e conseguenti incursioni al gabinetto per far visita al mio nuovo amico, il water … Nella località turistica di Pineto oggi il svolge una fiera con esposizione di prodotti di ogni tipo, provenienti da varie parti d’Italia e gli espositori addetti presenzieranno tutto il giorno; il meteo è sempre favorevole e la morsa del caldo non accenna ad allentare la presa, chissà dove saranno ora gli amici ciclisti e Marialisa che li ha scortati in motorino ! Dopo una breve passeggiata mattutina fra le bancarelle ed il buon proposito di ritornarci nel pomeriggio per visionare al meglio i particolari più interessanti, dirigiamo verso il mare decidendo di posizionarci all’ombra dell’adiacente pineta, al riparo dalla canicola e per quanto mi riguarda in rigorosa versione con pelle zebrata dall’abbronzatura ciclistica; altri turisti già vi stazionano, occupando le più comode panchine ed i tavoli per un pranzo al sacco, noi restiamo fedeli al nostro gigante telo mare colorato che sfruttiamo in tutta la sua ampiezza. Questa benvenuta giornata di completo relax ci consente di staccare la spina da questo viaggio che ci ha leggermente fiaccato, tant’è che nemmeno abbiamo troppa voglia di tuffarci in mare. Ogni tanto il mio pensiero corre agli amici in bicicletta ed all’occasione direi non persa ma solamente rimandata nel tempo; Nicoletta ed io decidiamo di accogliere il loro rientro verso il litorale adriatico, attendendo i soddisfatti amici a casa dei genitori di Mimmo: i fatti confermano le previsioni auspicate e Marialisa e Mimmo si dimostrano appagati, un po’ meno l’amico Andrea non proprio ciclisticamente in giornata di grazia. Gli appassionati resoconti di rito accompagnati dalla visione di qualche fotografia, preludono al nostro ritorno tra le bancarelle del paese ora brulicanti di gente, attirata anche dagli invitanti assaggi proposti dagli espositori; da segnalare poi una tranquilla serata trascorsa a cena in un locale già proposto in un’altra occasione vacanziera, davanti al quale staziona un bellissimo ape car dipinto in giallo e nero di proprietà di un amico di Mimmo, in quel momento assente. Lunedì 06.08.12 : rientro alla base Dopo sedici giorni a spasso lungo la penisola, oggi è giorno del rientro definitivo: finalmente una favolosa colazione a buffet composta da ogni prelibatezza ed i calorosi saluti scambiati con i proprietari, sono il giusto viatico per una lunga giornata seduti al volante. Dopo gli acquisti in fiera e su indicazione di un venditore di liquirizia, per questo viaggio di ritorno Nicoletta s’incaponisce con la ricerca di piantagioni di tabacco, propedeutico per realizzare dei macerati per le sue lavorazioni, segnalate sulle alture delle prime colline marchigiane, ma di cui non troviamo traccia. La pausa in prossimità di Jesi è invece propizia per un rabbocco carburante ed un veloce pranzo in una frequenta trattoria nelle vicinanze di Chiaravalle; ci limitiamo al quartino di vino, per non incappare in spiacevoli sorprese proprio l’ultimo giorno. Usciamo al casello di Dolo / Mirano, allargando il giro di rientro per Rio San Martino e rendendo partecipe Mirco, il mio ciclo - meccanico di fiducia, della bella vacanza e nella speranza che riesca a riparare il guasto alla pedivella della bicicletta: purtroppo non è così, i dipendenti della casa costruttrice madre sono in ferie e riapriranno i battenti solamente il tre settembre. Considerazioni : La precedente esperienza alpina di due anni fa certamente “ mi rassicurava “ sotto l’aspetto fisico / temporale, tuttavia a seguito del forzato stop agli allenamenti primaverili, non sapevo fin dove sarei potuto arrivare: francamente, valutando diversi aspetti e pur essendo già su carta anche l’itinerario per un ipotetico ritorno a pedali su Mestre, anche avendo avuto disponibilità di ulteriori giorni, probabilmente non sarebbe stato fattibile: considero quindi centrato l’obiettivo al primo tentativo, merito soprattutto di Nicoletta sempre pronta ad incoraggiarmi e che forse, per la particolarità della trasferta, è stata più brava di me ! Rientro a Mestre asciutto come un’acciuga, con il peso corporeo attestato a 62,2 kg, verificato in bilancia qualche giorno dopo l’arrivo; Nicoletta invece, ha dimostrato il suo gradimento nei confronti delle succulenti pietanze locali, concretizzando un + 2 in bilancia. L’itinerario appenninico di personale fantasia è stato concepito per percorrere l’intero stivale italiano, pedalando attraverso nove regioni ( Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Molise, Campania, Basilicata e Calabria ), con un dislivello complessivo di 34.100 m. nei 2.111 km totali, pedalati alla velocità media di 24,21 km / h. Gli amici, i conoscenti ed i simpatizzanti : Ciao Andrea, grazie del tuo pensiero ! Stampo tutto e stasera me lo leggo con calma ...
Un abbraccio, a presto * Carmela P. E bravo Andrea Ciaooooooooo * Vito S. Sei un mito non so come fai, complimenti, ma quelli veri, ti invidio ... Anche perché conoscendoti avrai mangiato un pacchetto di cracker al giorno * Fabio M. Complimentoni ! Oltre che a ciclista ti vedrei bene come narratore * Tiziano T. Complimenti x i tuoi splendidi giri... con calma leggerò … ciao * Michele T. Gran bel giro Andrea ! Complimenti per l' impresa, davvero notevole per caratteristiche tecniche ( io non ci riuscirei mai ... ). Per me è stato molto bello ritrovare attraverso il tuo resoconto di viaggio, luoghi e sensazioni che avevo vissuto un po’ di tempo fa nel mio " giro in bici delle montagne d' Italia “, fatto però off - road in MTB e realizzato non in un colpo solo ma in ben 10 anni di tempo. Bella esperienza davvero attraverso i paesi ed i luoghi dell' Italia più bella e più vera.
Andrea.
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