imPrese epiche: TreSTELVIO - tutteleprese

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imPrese epiche: TreSTELVIO

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Qualche anno fa, per un paio d'anni, alcuni amici hanno tentato l'imPresa per un ciclo-brevetto epico ...
Tre salite allo STELVIO, da tre versanti diversi, in uno stesso giorno. 155Km 5400 metri di dislivello totale.
link per scaricare la traccia gpx
... leggi le storie di chi ha lanciato la sfida al Re dei passi Alpini:
03/08/2015 - Brevetto TreStelvio (Prato allo Stelvio - BZ)
Tiziano B. - Quando nel 1818 l'ing. Donegani progetto quella eccezionale e spettacolare opera che si è poi dimostrata la strada dello Stelvio, non immaginava certo che i ciclisti di tutto il mondo avrebbero solcato su due ruote quei 50 km di strada.
Quanti ciclisti nel corso degli anni e quanti il 3 agosto 2015 a tutte le ore: tra questi anche io, Paolo, Andrea, Luca ed Enrico alla ricerca della pazza impresa, conseguire il Brevetto TreStelvio, ovvero lo Stelvio dai tre versanti in un giorno 155 km e 5100 metri di dislivello. Alle 4 in macchina, alle 8 in bici. Giornata eccezionale, quasi regalata, non una nuvola tutto il giorno e panorami mozzafiato. Definirei spettacolare il versante da Prato, maestoso, quello da Bormio, selvaggio quello da S. Maria. Su tutti i versanti la vera sensazione di volare, di essere aquile, di essere capaci di osare.
Primo versante allegro, già da Bormio la salita di sente, ultimi 5 km lato svizzero decisamente complicati, con il pensiero che dice "chi te l'ha fatto fare" per poi, conquistata, la vetta per la terza volta, congratularci a vicenda e gettarci nella discesa con l'orgoglio dei vincitori e col pensiero alla prossima impresa. Aneddoto. Ultima salita. Luca fora a 15 km dalla vetta. Tutti segretamente pensiamo "meglio, così in cima non si stanca ad aspettarci per la foto". Salgo faticosamente in mezzo a un paesaggio spettacolare e non lo vedo. Dove sarà ? A 500 metri dalla vetta mi giro e lo vedo a circa 500 metri da me: non posso farmi prendere, penso, ma sono stanco e mi dico "non mi può comunque prendere, troppo lontano". Mi giro a 200 metri dalla cima e lo vedo! Mi ha quasi preso, non è possibile!!! Allora scatta l'orgoglio: volata a tutta e conservo gli ultimi miserabili 50 metri! Saliva a 18 all'ora mi ha detto.... In 15 km mi ha mangiato 20 minuti.... In cima il premio: panino con würstel e coca. Luca sei un mito!
Luca B. - Quando nel 2014 l'ing. Baggio progetto quella eccezionale e spettacolare opera che si è poi dimostrato il brevetto 3Stelvio, non immaginava certo che i ciclisti della GS Prasecco Biesse e non solo, avrebbero solcato su due ruote quei 155km di strada.
Se continuo con questo stile letterario ... Tiziano mi ammazza  ... ah ah ah ah ... passiamo ai fatti 1)Giornata incredibile ... 2)Oggi mercoledì ne porto ancora i postumi della stanchezza 3)Impresa straordinaria!!!
Ore 4.20 arrivano Tiziano e Andrea a prendermi e si parte in direzione Prato! Lì troviamo Enrico ad aspettarci e subito dopo ci raggiunge pure Paolo. Ore 8.00 in punto, come da programma, iniziamo a girare i pedali. Sulla carta il più difficile è la prima ascesa quello italiano-altoatesino che, a partire da Prato allo Stelvio (915 m), sale per quasi 26 km con pendenze via via crescenti (circa l'11% nell'ultimo chilometro). La pendenza media è del 7,7%, la pendenza massima è dell'11% per un dislivello complessivo che supera i 1800 m.
Sul versante lombardo la salita inizia da Bormio(1225 m), ha meno dislivello, è lunga circa 21,5 km e conta 36 tornanti; La pendenza media è del 7,1%, quella massima del 9,5%, per un dislivello complessivo che supera i 1500 m.
Il terzo accesso al passo che parte da Santa Maria Val Monastero (1375 m) è lunga circa 16 km, si presenta stretta e pendente, con punte fino al 14% con un dislivello di quasi 1400 m. La giornata si fa calda, in alcuni momenti torrida (37°C/38°C), e le fontane sono la meta più ambita per immergere piedi e polsi ... le gambe stranamente vogliono salire ancora ... anche perché tra di me penso ..."sono le 15 e più di un lunedì di Agosto, ... che caz.. ci faccio ancora in Svizzera!!! ah ah ah" ... queste le ultime parole famose! Dopo Santa Maria, Andrea che mi seguiva mi avverte, "Luca, forse hai forato" ... purtroppo sono costretto a fermarmi bordo strada mentre gli altri proseguono salutandomi con un buon "hai bisogno o ti arrangi?" ... io pensavo fosse uno scherzo ... tra di me penso "sicuramente si saranno fermati al tornante successivo" ... e invece ... il vuoto! Vuoto cosmico anche quando vedo che al primo tentativo di gonfiare la gomma, non va a buon fine e mi appresto ad utilizzare la seconda e ultima bomboletta. Nel frattempo i minuti sono passati (tanti!!! più di 20) ... e con una ruota a 5atm mi appresto a partire... ... la pausa mi inchioda le gambe ... e le pendenze dal versante elvetico sono costanti mai sotto il 9%-10% ... Guardo la natura selvaggia del versante svizzero, e penso che è giusto così ... "le cose belle sono quelle più sofferte" ... Pian piano intravedo in lontananza Enrico, che povero mi dice "vai vai ... saranno a venti minuti gli altri" ... a 2km dalla vetta intravedo Tiziano e Andrea, e all'ultimo km decido di usare per la prima volta nella giornata il 34/25. Supero Andrea e intravedo 500mt più in là Tiziano che pedala molto calmo in vero stile "è fatta!!!" ... a quel punto penso: "Se accelero, arriverò, mal che vada, sicuramente insieme" ... ma Tiziano proprio in quel momento si gira e vede che metri dopo metri il vantaggio si stava riducendo. Ai 100mt (con Andrea che da dietro si godeva il duello), vedo Tiziano alzarsi sui pedali e la mia impresa sfuma per 50 miseri metri ... !!! Porto a termine il terzo versante in circa 1h20min (real) stravolto dalla fatica!!! Rubo un goccio di coca a Tiziano mentre di gran gusto "beve" un panino da lui definito "perfetto, con un pane riscaldato a puntino" ... foto di gruppo e altra discesona verso Prato, dove il mio unico pensiero è "ma quali caz.. di energie è andato a pescare per scattarmi in faccia dopo 5.100mt di disl." ... !!!!
Grazie a tutti, giornata bellissima e di grande ciclismo ... sofferenza mista a sudore e gioia ... spettacolo vero! Tiziano come Duracell ... inesauribile!!!
Paolo C. - Io mi sono limitato alle prime due salite.
2 ore e 5 da Prato (piazza dove c’è la fontana), 1 ora e 55 minuti da Bormio (dal cartello fine Bormio).
Prima salita bene, soddisfatto, fatta senza “morire” e godendomela al 100%.
In discesa verso Bormio ho avuto crampi e alcuni problemi di controllo della bici che mi hanno anche fatto paura.
Salendo da Bormio all’inizio ancora un residuo di crampi, che sono spariti salendo, in compenso è arrivata la fatica che, oltre a costringermi a rallentare, mi ha fatto godere di meno la salita rispetto al versante di Prato.
Arrivato a Prato ho capito che era meglio rinunciare al terzo versante che, FORSE, avrei potuto anche completare a prezzo di:
1. fare una grande fatica e questo era il meno;
2. farmi aspettare dai compagni di avventura che comunque non me lo avrebbero fatto pesare (ma pesava a me);
3. rischiare ancora i crampi;
4. divertirmi di meno.
Ho preferito quindi accompagnare gli altri fino al valico con la Svizzera e poi tornare a Prato.
Totale tempo effettivo di bici (cioè escluse le pause) 6 ore e 36 scarse, 124 Km. scarsi, 3.660 metri di dislivello.
Sensazioni: gratificati da una giornata stupenda, pedalare in condizioni simili facendo lo Stelvio è un sogno per ogni ciclista; resta la voglia di riprovarci e magari riuscire ad arrivare all’appuntamento con un minimo di finalizzazione per godersi ancora di più il giro.
Alla prossima, grazie della compagnia e buone pedalate a tutti.
Andrea T. - Per gli oltre 5.000 m. di dislivello complessivamente previsti nelle tre ascese, i camosci di giornata sono Tiziano, Luca, Enrico, Paolo ed io.
Il clima meteorologico è stupendo, visto che per tutto il giorno saremo accompagnati dal cielo terso che ne risalta le alte vette.
Dopo i preparativi di rito non senza qualche piccolo contrattempo, iniziamo a pedalare da Prato allo Stelvio alle 08.05.
La diversa cilindrata dei rispettivi motori, si manifesta già da Gomagoi, dopo pochi chilometri: Enrico e Luca prendono decisamente il largo, raggiungendo la vetta in meno di due ore; io giungo in cima per ultimo, visto che anche Tiziano e Paolo si erano nel frattempo avvantaggiati all’uscita dal bosco, a circa due terzi di salita. Durante questa fase non ho buone sensazioni, sento le gambe fiacche e muscolarmente stanche: la giornata comunque è lunga, confido in una buona tenuta mentale razionalizzando e gestendo al meglio lo sforzo.
Mi fiondo su Bormio dove, assieme a Tiziano, trovo ad attenderci i “ due fuggitivi “: ricompattato il gruppo dopo esserci ristorati ad una fontana in pieno centro, attacchiamo il secondo versante in cui, durante la discesa, notai diverse persone che salivano in bicicletta.
Tra queste, pedalo qualche chilometro a fianco di un disponibile appassionato di Bormio con cui, per un tratto anche assieme a Tiziano, scambio qualche riflessione.
Piano piano, loro due ed Enrico mi distanziano leggermente, pur in seguito stabilizzandosi il distacco di circa 200 m. fino in cima, mentre Paolo giunge qualche minuto dopo di me. Dal canto suo Luca, decisamente il più veloce dei cinque, tenendo il suo passo fin da inizio salita si volatizza in men che non si dica, tanto che lo ritroviamo a Prato allo Stelvio con ben 35 minuti di anticipo.
Rifocillati a dovere, ripartiamo compatti verso la Svizzera al cui confine Paolo non se la sente di continuare: restiamo in quattro, Tiziano ed io manteniamo affiancati un buon passo, Enrico si sfila e gestisce le forze mentre Luca fora al secondo chilometro dopo Santa Maria Mustair: attardatosi di parecchi minuti durante le operazioni al pit stop, si scatena aprendo il gas nei rimanenti 15 chilometri.
Ai - 2 lo vedo arrembante nei tornanti sottostanti: è piena bagarre, ma non sono in grado di rispondere all’attacco nell’intento di limitare il mio distacco. Ai - 200 m. mi supera a velocità quasi doppia mentre Tiziano, che ai - 4 si è leggermente avvantaggiato di un centinaio di metri su di me, pur in leggera flessione, ai - 100 m. è costretto a sprintare per mantenere l’ormai esiguo ma sufficiente vantaggio !
Raggiunta la vetta anche da Enrico, provato ma soddisfatto, ci tributiamo reciprocamente i complimenti con la meritata fotografia di rito.
Davvero bravi tutti, una giornata da cartolina illustrata, da incorniciare !
Conquisto il Brevetto Tre Stelvio Strong percorrendo i 157 km alla siderale media di 17,8 km / h.
A presto, in strada.
Enrico C. - Prima salita da Parto dello Stelvio, inedita per me.
Cerco di stare a ruota di Luca finché le mie capacità lo consentono, senza andare fuori giri preservando la gamba in vista delle salite successive e godendomi il panorama che lo Stelvio offre. Cielo limpido, giornata spettacolare che gratifica lo sforzo di noi ciclisti.
Giunto in cima raggiungo Luca che mi ha preceduto, tempo di fare due sorsi di borraccia e mangiare qualcosa che decidiamo di affrontare la discesa verso Bormio. Nessun rischio visto le numerose macchine e moto di passaggio (non troppe secondo le previsioni) e soprattutto per alcuni tratti di strada in prossimità delle gallerie, così da avere anche  la possibilità di guardarsi attorno e godere ancora una volta  del panorama. Giunti a Bormio attendiamo il resto del gruppo, breve sosta per riempire le borracce e via nuovamente in direzione Stelvio. Questo versante lo conosco, già affrontato molte altre volte.
Luca prende il largo quasi subito, mentre noi tre restiamo abbastanza compatti nei primi chilometri.
Poi pian piano Paolo si stacca, molto probabilmente per i crampi avvertiti nella precedente discesa e prosegue con il suo “saggio” passo.  Anch'io inizio ad avvertire qualche piccola crisi ma stringo i denti per tenere la ruota di Tiziano che mi precederà di poco in cima.
Distacchi minimi e nel giro di pochi minuti il gruppetto si ricompone pronto per la discesa verso Prato all'inseguimento di Luca. È Andrea che prende le redini della picchiata…  Il panorama ci costringe a fermarci per scattare qualche foto così approfittiamo per rifornirci d’acqua.
Giunti alle macchine troviamo Luca che ci aspetta chissà da quanto tempo. Ultimo rifornimento con la speranza di riacquisire qualche energia in vista della salita decisiva. Il tratto di strada per arrivare a Santa Maria diventa molto ostico per il caldo e per le pendenze (poco prese in considerazione) che prosciugano ulteriormente le nostre energie. Arrivati alla dogana Paolo ci saluta e ci incoraggia per portare a termine il brevetto Strong.
Finalmente arriviamo ai piedi del passo Umbrail che si presenta subito con una bella rampa, io mi lascio sfilare e proseguo con il mio passo. Qua mi accorgo di non avere più le gambe, dislivello non ancora alla mia portata, continuo la scalata solo di “testa”  focalizzando l’obiettivo da raggiungere. Luca fora e scusandomi continuo senza dargli una mano, confidando nel fatto che poi mi avrebbe raggiunto e superato ( così è stato). L’arrivo in cima allo Stelvio per la terza volta è stato davvero duro ma ricco di soddisfazione per esser riuscito a superare i propri limiti e questo grazie anche ai compagni d’avventura.
Una grande impresa , un ricordo magnifico.
19/09/2014 - Brevetto TreStelvio (Prato allo Stelvio - BZ)
Tiziano B. - Tra le tante discussioni e le diverse proposte, un giorno è stata buttata anche l'idea di tentare di scalare i tre versanti dello Stelvio (il secondo valico d'Europa per altitudine dopo l'Iseran) in una una sola giornata. Da scambi di mail e di idee, è uscita l'idea addirittura di realizzare un brevetto, lanciato da Franco sul sito www.tutteleprese.it (altre imprese): il percorso Classic (Prato - Stelvio - Bormio - Stelvio - Prato, 95 km e 3350 metri di dislivello), il percorso Strong (percorso Strong, ai due versanti del classic si aggiunte il versante svizzero per 155 km e 5250 metri di dislivello). Insomma un'impresa pazzesca!
Ed eccoci, io, Riccardo, Gigi e Simone alle 4.30 del mattino del 19 settembre pronti a partire da Mirano, decisi a conquistare il brevetto. Le previsioni non sono il massimo, ma neanche così cattive. Alle 9, emozionati, siamo in sella. Cielo coperto e tanta umidità. Saliamo il primo versante, quello della leggenda, entriamo tra le nuvole da cui sbuchiamo a 4 km dalla vetta: il panorama è, come al solito, meraviglioso e ci premia dopo due ore di salita: fantastico vedere dall'alto le nuvole sotto di noi. Tuffo su Bormio, giro di bici al bivio per Passo Gavia e via di nuovo verso lo Stelvio. E' questo un versante meno impegnativo, ma che ci che ci tiene sotto pressione pur sempre per un'ora e tre quarti, in mezzo a panorami selvaggi e decisamente mozzafiato. Simone allunga e noi dietro: da ogni tornante ognuno vede l'altro. Duri gli ultimi 3 km e il sole non vuole farsi vedere, anche se sembra che il tempo stia tenendo. Giù a capofitto a Prato, rifornimento alla macchina e via verso la Svizzera.La stanchezza inizia a farsi sentire e verso Santa Maria qualche goccia di pioggia comincia a preoccuparci. Inizia la salita da Santa Maria (ma ce n'è anche prima!): pioviggina e le rampe sono sempre sopra il 10%, una salita veramente ostica, anche perché l'ultima: l'ambiente è selvaggio e solitario, vera montagna alpina. Ci sfiliamo, ognuno al proprio passo, pioviggina sempre. Ma a 5 km dalla vetta del passo Umbrail inizia a piovere di più. Al passo Umbrail è pioggia battente e le raffiche di vento ci demoralizzano. Decido di fermarmi e, pensando alla discesa, opto per vestirmi con bandana doppia, guanti invernali, doppia mantellina e smanicato: il freddo è tanto e ho pensato che fermarmi, anche solo un attimo, al passo Stelvio, sarebbe stato "letale". Ma già all'ultimo km di salita, con la pioggia incessante, il freddo comincia a prendermi. Scollino e giù, con un solo obiettivo in mente: arrivare a Prato il più velocemente possibile. E dopo nove ore e venti ero lì!!!
Che freddo ragazzi, spesso il manubrio iniziava a muoversi e la bici sembrava un serpente: ero io che tremavo, non si può descrivere! Tuttavia, concentrato e deciso, tornante dopo tornante, sono arrivato alla macchina senza mollare un centimetro. Fortunatamente a Trafoi, la pioggia è cessata! Uno alla volta, sono arrivati poi Simone, Gigi e Riccardo. Non si possono descrivere le scene di tremore, al limite del comico: cambiarsi tremando, caricare le bici tremando, roba da film di Charlie Chaplin! In macchina, al ritorno, tutto era passato e, come sempre, la fatica e il freddo cominciavano a svanire, lasciando il posto all'orgoglio di essere i primi ad aver conquistato il Ciclobrevetto TreStelvio!!! Scherzi, battute, risate: che bello!!!! Alle 23.15 eravamo a Mirano, Gigi, che ha messo a disposizione la macchina, a mezzanotte: robe da matti direbbe qualche non appassionato!
D'altra parte, al giro d'Italia, i ciclisti hanno affrontato la stessa discesa con le stesse condizioni: potevamo noi essere da meno? Potevamo non provare sulla montagna del mito le stesse sensazioni?
Che dire alla fine dell'avventura? Non si può descrivere l'emozione di valicare tre volte il passo dello Stelvio, è una cosa che ti rimane dentro, sembra quasi di essergli diventato amico e confidente. Posso solo dire che è stata dura, ma che per un gran fondista allenato è fattibile, usando la testa, il cuore e la voglia: sembra incredibile, ma si sale e si sale ancora e le gambe ti portano sempre più su, vicinissimo al cielo. Provare per credere, ne vale la pena.
Riccardo G. - Prevista per il 20/08/2014 e poi rinviata per maltempo, venerdi 19/09 io ,Tiziano (il più determinato e promotore del giro) Simone e Luigi, abbiamo compiuto l' impresa!
Di vera e propria impresa si è trattato, non solo dal punto di vista altimetrico , ma perchè effettuata quasi fuori " tempo limite" , come ha sottolineato Gigi .
Le condizioni meteo e le conseguenti temperature di fine stagione , in un ambiente estremo come il passo dello Stelvio, giocano un ruolo molto importante.
Io e Gigi, infatti, ci siamo premuniti utilizzando uno zainetto nel quale riporre indumenti pesanti. Tiziano e Simone, invece, più stoici hanno utilizzato solo mantellina, manicotti etc.
Per 2/3 del percorso il meteo, sia pure a fasi alterne, ci ha aiutato consentendoci le prime due discese verso Bormio e Prato allo Stelvio su asfalto asciutto, mentre è peggiorato decisamente sull ' ultima salita, quella da S. Maria in Mustair.
Da metà della stessa infatti, siamo stati letteralmente flagellati da pioggia battente e gelida e continue raffiche di vento.
Arrivato in cima con le mani congelate e il convulso, sono andato in un bar a bere qualcosa di caldo e ad indossare gli indumenti pesanti prima di affrontare la dicsesa verso Prato in sicurezza e ricongiungermi agli altri già arrivati.
E stata grande la soddisfazione per essere riuscito ad effettuare una prestazione " fuori dalle righe " e per i dati in gioco ( 155 Km, 5200 m. dislivello, 8h 15' senza le soste ) e per condizioni meteo . E tutto in uno scenario decisamente unico ed affascinante.
Una prova fatta più col cuore e la testa, che con le gambe, che mi ha fatto provare la sensazione di " spostare " un pò più in là i miei limiti.
Simone Z. - PASSO DELLO STELVIO (2758 slm) Diari del TRISTELVIO 2014
Finalmente è giunto il giorno!!! Con partenza da Mirano alle 4.30 inizia l’avventura che condurrà me e altri 3 compagni (Gigi, Riccardo, Tiziano) sino ai 2758 m del passo dello Stelvio. Raggiungiamo di buon ora Prato allo Stelvio ed alle 9 circa siamo in sella pronti e determinati per affrontare il “mostro”.
Volgo lo sguardo alla cima del mostro: il cielo è nuvoloso e la probabilità di trovare la pioggia si fa strada nella mia mente, ma sono deciso a iniziare la fatica comunque.
Decido di affrontare la prima ascesa senza esagerare con lo sforzo, ben consapevole che questo è solo un piccolo antipasto di tutta la giornata. Monto la ruota posteriore con il rapporto 29, in modo da salvare la gamba ed affronto la seconda parte di questa salita utilizzando i rapporti 39/17 – 39/29 salendo sempre in agilità.
Fino a Trafoi rimango con i miei compagni, poi Tiziano e Riccardo cominciano ad aumentare la velocità; io lascio fare e salgo del col mio ritmo. Affronto la salita con la strada bagnata ed immerso in una nuvola bassa che purtroppo non permette di vedere nulla se non la strada davanti a me. Durante l’ascesa vengo superato da molti motociclisti che salgono rapidamente e le accelerate delle loro moto mi danno nuova carica. Negli ultimi 3km esco dalla nuvola, vedo il passo bello limpido e tutti i tornanti che devo ancora affrontare prima di scollinare. So che la strada è ancora impegnativa!! In questo tratto vengo raggiunto e superato da Gigi che ha affrontato la salita con relativa calma, ma nell’ultimo tratto ha aumentato il ritmo ed è arrivando in cima qualche minuto prima di me. Arrivato al passo mi godo il panorama del ghiacciaio. A valle le nuvole nascondono tutto. Tempo di ascesa: 2h 14’ circa.
La prima salita l’ho affrontata senza mangiare nulla, un panino in cima al passo e poi giù veloce dal versante di Bormio. Qui la visibilità è ottima come pure il panorama che vediamo scendendo a Bormio. Una volta giunto a Bormio, faccio il pieno di acqua, mangio un panino e mi preparo per rifare la stessa strada al contrario. E’ mezzogiorno circa quando iniziamo a risalire sul passo. I primi chilometri sono abbastanza semplici 6/7%, le gambe rispondono bene ai colpi di pedale. Qui decido di salire prevalentemente con il rapporto 39/27, ogni tanto alleggerisco col 39/29, ma solo per defaticare la gamba. Avanziamo sempre compatti per una decina di km, davanti a me si vedono una serie di tornanti ravvicinati che rapidamente risalgono su un costone di roccia e sulla destra una magnifica cascata che scende dalla montagna. Arrivati alla serie di tornanti la gamba è ancora buona e quindi decido di accelerare e procedo con i rapporti 39/27 – 39/24. Vedo che i miei compagni rimangono attardati, ma io mi sento decisamente bene e decido di continuare col mio passo. Dopo qualche chilometro la serie di tornanti lascia spazio ad un rettilineo su una spianata che porta al passo Umbrail e qui salgo di buona lena con i rapporti 39/21 – 39/19. Dal passo Umbrail alla cima dello Stelvio ci sono ancora 3 duri km, ma la mia condizione è ancora ottima e continuo a spingere forte fino al passo staccando un bel tempo 1h 43’. Qui addento il mio terzo panino ed attendo i miei compagni d’avventura che arrivano uno alla volta dopo qualche minuto. Scendiamo nuovamente a Prato senza problemi dove ci fermiamo alla macchina per ristorarci e fare scorte per l’ultima fatica della giornata. Partiamo alla volta di S. Maria in Mustair, affrontiamo circa 15km di saliscendi (più sali che scendi) insieme e con andatura gradevole; in avvicinamento a S. Maria in Mustair  cominciamo a sentire le prime gocce di pioggia (brutto presagio). Passiamo la frontiera con la Svizzera senza problemi. In prossimità della chiesa di S. Maria in Mustair svoltiamo a sinistra dove inizia la salita al passo Umbrail. Le prime rampe si rivelano impegnative, la pioggia si fa più insistente, ma dobbiamo continuare a salire. Gigi dopo circa 2 km di ascesa allunga il passo approfittando della sosta sotto ad un albero di Tiziano e Riccardo per indossare la mantellina; io proseguo nella speranza che la pioggia diminuisca, anzi smetta proprio!!! Gigi con un bel passo ben presto inizia a staccarmi… tra un tornante e l’altro mi sussurra che vuole per forza arrivare in cima prima di tutti. Mano a mano che salgo la pioggia si fa sempre più intensa, fa freddo, ma decido di andare avanti. Non riesco a mangiare, fa sempre più freddo e non mi riscaldo nemmeno pedalando in salita. A metà salita vengo ripreso da Tiziano che mi supera agevolmente. Io arranco, ma ho sempre più freddo, le gambe iniziano ad indurirsi e la fatica sembra prendere rapidamente il sopravvento. Dopo circa 7/8km, usciamo dal bosco, la strada scorre in mezzo a due montagne senza vegetazione: roccia da entrambi i lati. Qui la pioggia diventa ancora più battente, le raffiche di vento gelido aumentano e io sono ancora in maniche corte: braccia e mani sono al limite del congelamento. Il mio unico pensiero è arrivare in cima il prima possibile. Prego di non incappare in una foratura perché mi sarebbe impossibile sostituire la camera d’aria. Continuo. Le condizioni meteo peggiorano sempre più; incontro altri 2 ciclisti in balia, come me, di pioggia e vento, li sorpasso facilmente e penso poveri loro  constatando che anche io sono con le energie al lumicino. Non vedo l’ora che termini la salita, la pedalata diventa sempre più pesante, oramai il 39/29 è il rapporto più agile a disposizione e l’unico che riesco a spingere per arrivare al passo. Continuo a salire sempre solo, non c’è alternativa, sono ormai esausto e quasi congelato. In fondo ad un rettilineo vedo Tiziano e Gigi al riparo  sotto l’unica tettoia incontrata in salita e li raggiungo rapidamente. Scendo dalla bici, e vedo i miei compagni che tremano e cercano in qualche modo di riscaldarsi; tremo anche io, ho i brividi, cerco di indossare la mantellina ma non ci riesco, riprovo più volte fino a riuscirci; Gigi mi chiede di aiutarlo ad indossare la mantellina, era congelato come me e tremava come una foglia, Tizano trova il tempo per farsi fare una bella foto sotto il diluvio!!. Da lì mancava circa 1 km allo scollinamento del passo Umbrail, e poi gli ultimi 3km. Indossata la mantellina non attendo, mi butto sperando che questo incubo finisca prima possibile, non penso a nulla se non ad arrivare in cima. Il vento è gelido ed incessante, la pioggia battente, salgo con tutte le ultime forze rimaste e con il solo pensiero di arrivare al passo dello Stelvio il prima possibile. Oramai era diventata una sfida per la mia sopravvivenza più che contro i miei compagni di giornata. Ognuno pensava a salvare la propria pelle con quello che poteva (gambe, testa) visto che di energia ne era rimasta poca a tutti. Alle 5 circa sono sul passo dello Stelvio, vedo un piccolo angolo riparato dalla pioggia e mi ci infilo sotto; la mantellina è inzuppata d’acqua, non riesco a fare nulla, tremo e basta, non riesco a scaldarmi, non riesco a mangiare, non riesco ad indossare i guanti per affrontare la discesa. Ho solo freddo dappertutto. Tremo incessantemente per 15’ sotto questo piccolo riparo, continuo a battere i denti e penso a come affrontare la discesa senza farmi male. Oramai sono ad un passo dal congelamento. Non c’è alternativa, bisogna scendere e prima parto, forse, prima finisce questo incubo. Dei miei 3 compagni non ho notizie  e non li vedo sul passo ne non so dove siano. Risalgo in bici, pronto per affrontare una difficile discesa in quelle condizioni fisiche e metereologiche, quando un gentile signore mi vede e non esita a chiedermi se voglio un passaggio a valle. Mi domando se ho sentito bene e se quel signore si fosse rivolto proprio a me. Non potevo credere ad un colpo di fortuna così; senza esitare gli ho detto di si. Non sono nemmeno riuscito a smontare la bici per caricarla, ma il signore è stato così gentile che ci ha pensato lui. Salgo nel suo furgone e pur con l’aria calda al massimo ho continuato a tremare, non riuscivo a scaldarmi, ma intanto stavo scendendo a valle in tutta sicurezza. Penso ai miei amici: saranno ancora in cima al passo? Staranno scendendo? Se si in che condizioni…? Intanto arrivo a Trafoi da dove affronto gli ultimi 10km di discesa in bicicletta cercando di non farmi male. Arrivo alla macchina verso le 18, e trovo Tiziano già cambiato ma ancora tremolante di freddo. Un sorriso giusto per capire che stavamo bene e che avevamo portato a casa la pelle. Nessuna notizia di Gigi e Riccardo, non sapevamo dove fossero, dovevano ancora giungere alla macchina. Dopo 10’ arriva Gigi, oramai congelato e dopo altri 20’ arriva anche Riccardo. Ci cambiamo e ci scambiamo qualche battuta, d'altronde dal passo Umbrail in poi ognuno pensava a “salvarsi” e di conseguenza ci eravamo persi di vista. Ringraziamo all’unisono il Signore che ci ha fatto raggiungere sani e salvi la macchina e tutti ci siamo detti: meno male che abbiamo portato a casa la pelle…. Una volta saliti in auto e ripresa la via del ritorno iniziamo a scaldarci e a raccontarci le varie sensazioni vissute da ognuno, soprattutto sul come siamo riusciti ad affrontare la parte finale dell’ultima terribile salita, risultata tragica per le condizioni meteo proibitive ma anche perché affrontata dopo avere già scalato lo Stelvio due volte.
Qui riflettiamo e capiamo veramente quanto siamo andati al limite della sopravvivenza/incoscienza ad una quota vicina ai 3000mt in condizioni di vento gelido e pioggia battente; capiamo veramente cosa abbiano sofferto i professionisti che sono passati nel mese di maggio con le medesime nostre condizioni atmosferiche nell’affrontare salita e discesa dallo Stelvio, sofferenza che si può provare solo affrontando lo Stelvio in prima persona e con il miraggio di dover arrivare a tutti i costi in cima ai 2758 metri.
Alla fine di tutto però, l’emozione, la soddisfazione  e la consapevolezza di avere compiuto una “vera impresa” è ciò che mi rimarrà impresso per sempre. Almeno una volta nella vita, un vero ciclista appassionato la dovrebbe affrontare… magari controllando per bene le previsioni meteo prima di affrontare questa sfida.

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